Il monastero di Torba
di
Beatrice Micheluzzi
Ai
margini del parco archeologico di Castelseprio (VA),incastonato nel boscoso
declivio che digrada verso la valle dell’Olona, sorge l’antico complesso del
Monastero di Torba, attualmente nel territorio del comune di Gornate Olona, ma
anticamente compreso nel Castrum di Castelseprio.
Già nel
III secolo l’esistenza di una strada romana, realizzata nelle vicinanze per
consentire lo spostamento di truppe a difesa contro le invasioni barbariche
d’oltralpe, aveva favorito lo sviluppo di un piccolo vicus preesistente laddove
ancora oggi sorge il centro abitato di Castelseprio.Vicosibrium (Vicoseprio),
l’antico toponimo dell’abitato fino a poco più di cento anni fa, è ancora
presente nella parlata locale col termine di Viséver.Resti di mura tratti in
luce fanno ritenere che il complesso monumentale del monastero fosse ubicato
all’interno del tracciato di mura difensivo dell’antico Castrum.
Tuttavia
l’edificio non nasce immediatamente per ospitare una comunità cenobitica
religiosa, in quanto in epoca tardo romana è un avamposto militare.Con la
caduta dell’Impero Romano di occidente nel 476 nonché, più tardi, di quello
romano-barbarico di Odoacre, Castelseprio subisce l’invasione prima dei Goti e
poi dei Bizantini. Nel 568, sono i Longobardi ad invadere la Valpadana ed
insediarsi nella zona.
Risalgono
al periodo romano-longobardo la torre rettangolare, al cui interno sono
conservati pregevoli affreschi dell’ VIII secolo, e parte delle mura adiacenti.
Alternarsi
di vicende storiche portano l’edificio a divenire, più tardi e con l’aggiunta
di un’ala allungata che dal torrione si erge parallelamente al fondovalle,un
monastero di religiose benedettine.La chiesetta di S. Maria, che si affaccia
sul cortile interno, dirimpetto alla torre, risale al XI secolo.L’abside è
invece del 1200.
Nel
1453 le religiose rimaste nella sede monastica sono ormai in numero esiguo.Con
grande difficoltà riescono ad amministrare i terreni ed i beni conventuali e
quindi vengono richiamate presso la casa madre.
Il
monastero rimane per qualche tempo vuoto, finché non viene adibito a cascina
rurale e tale rimarrà fino al completo abbandono.
Il
luogo, lasciato al degrado e all’incuria fino ad assumere un aspetto sinistro
ed inquietante, subisce alcuni danneggiamenti significativi a causa delle
infiltrazioni d’acqua, che in alcuni punti arrivano ad intaccare gli splendidi
affreschi della torre.
Alcuni
dei volti delle monache effigiate, dipinti con pittura a base di calce,
finiscono col cancellarsi completamente, creando la sinistra impressione che
l’abito monacale sia indossato da uno spettro.
A
questo punto l’impatto emotivo diventa molto forte, specialmente se chi guarda
ha sentito parlare delle leggende nate chissà in quale momento, ma che ancora
sopravvivono tra le genti locali e che narrano di alcuni armigeri del
Barbarossa che, allo sbando dopo la sconfitta contro la Lega Lombarda, durante
la ritirata misero al sacco il convento, trucidando barbaramente molte delle
religiose.
Ancora
oggi c’è chi è pronto a giurare di aver visto, in certe notti , quando la
foschia lattiginosa sale dal fiume ad avvolgere i prati e la brughiera lungo le
sponde, una schiera di figure spettrali in abito monacale, ognuna reggente una
fiaccola, percorrere la strada che sale dal fondovalle verso il monastero e lì
dissolversi. Leggende e suggestioni.
Quale
che sia la verità, il completo degrado dell’edificio è stato fortunatamente
scongiurato da quando il complesso monastico è stato ceduto al FAI.
E
chissà che questo non dia finalmente pace alle anime inquiete delle sinistre
processioni della leggenda? Se mai sono esistite, ovviamente.