Le Paure dell'Anno Mille

 

Se qualcuno si mettesse a leggere con attenzione Jules Michelet nella sua "Storia di Francia", apparsa nel 1833, per verificarne le osservazioni e rendersi conto di come in lui ha prevalso la fantasia, tanto da disorientare anche gli storici più geniali, salterebbe subito agli occhi questa frase: «Nel Medioevo era universale credenza che il mondo dovesse finire con l'Anno Mille». Da allora molti storici si sono messi sulla stessa scia per trapiantare nei nostri cervelli questo mito. Eppure ci sono stati altri storici (e non li elenco) che si sono dati da fare per confutare questa tesi. A nulla è valsa l'opera di quest'ultimi perché è rimasto quasi intatto, se non proliferato, nell'immaginario collettivo.

Personalmente non mi meraviglio più di tanto perché di miti ve ne sono parecchi da rispolverare, e rivedere, nell'Età di Mezzo; come, per esempio, che quei dieci secoli del Medio Evo siano stati tutti "anni bui". Forse però Michelet, con la sua genialità, aveva probabilmente avuto l'intuito che si trattava di un fenomeno, annoverabile tra mito e realtà, che avrebbe alimentato la ricerca e forse anche l'immaginazione sia dei suoi contemporanei che dei posteri.

Andiamo avanti e vediamo cosa dice ancora J. Michelet, perché secondo lui la fine del mondo non aveva nulla di inverosimile per quelle genti dell'anno Mille. Io provo a descrivervelo, tra il serio ed il faceto.

«In quei tempi di miracoli e di leggende, il meraviglioso faceva parte della vita comune. L'esercito di Ottone, infatti, aveva visto il sole scolorirsi e divenire giallo come lo zafferano. Il re Roberto, scomunicato per aver sposato la cugina, quando la regina aveva partorito si era trovato tra le braccia un mostro. Il diavolo non si preoccupava più di nascondersi: era stato visto presentarsi solennemente a Roma, davanti ad un papa mago. In mezzo a tante apparizioni, visioni, voci strane, tra i miracoli di Dio e di prodigi del demonio,chi poteva dire se la terra un bel mattino non si sarebbe dissolta in fumo al suono della tromba fatale ? ». Caro lettore, se sei facilmente impressionabile, non continuare la lettura, per favore! Ma se ti interessa conoscere uno degli argomenti che hanno caratterizzato l'Età di Mezzo, rimani pure.

«L'impero romano era crollato, quello di Carlo Magno era anch'esso scomparso; il cristianesimo aveva creduto da principio di poter porre rimedio ai mali terreni, ma essi continuavano. Disgrazia su disgrazia, rovina su rovina. Bisognava bene che sopravvivesse qualcosa di nuovo, e lo si aspettava ».

Questo "storico romantico" continua imperterrito nel suo "reportage" su altri tempi: «Il prigioniero attendeva nel nero torrione, nella cella sepolcrale; il servo attendeva sul suo solco, all'ombra dell'odiosa torre; il monaco attendeva, tra le astinenze del chiostro, tra i tumulti solitari del cuore, in mezzo a tentazioni e cadute, a rimorsi e a strane visioni, miserabile zimbello del diavolo che folleggiava crudelmente intorno a lui, e che la sera, tirandogli la coperta, gli diceva gaiamente all'orecchio "Tu sei dannato!". Tutti desideravano uscire dalla loro penosa condizione, non importa a qual prezzo. E d'altra parte doveva avere un suo fascino,quel momento in cui l'acuta e lacerante tromba avrebbe colpito l'orecchio dei tiranni. Allora,dal torrione, dal chiostro, dal solco sarebbe scoppiata una terribile risata in mezzo ai pianti ».

Bhrrrr! Ma questo J. Michelet, figlio della Rivoluzione Francese, sarà mica un "romantico" votato all' "orror"? Tranquillizzatevi. Ora spiego.

J. Michelet si avvale in maniera particolare, come d'altronde anche gli storici prima e dopo di lui, delle "Storie" scritte dal monaco di Cluny, Rodolfo il Glabro [che significa calvo-985?-1047?], intorno al 1045, e anche dalla "Cronaca" di Ademaro di Chabannes [morto nel 1031]. Si continua. «Sembra che l'ordine delle stagioni si fosse invertito, che gli elementi seguissero nuove leggi». Non vi ricorda, per caso, un luogo comune d' oggigiorno: "non ci sono più le mezze stagioni" ?. Ed ancora: «Una peste terribile colpì l'Aquitania; la carne dei malati sembrava rosa dal fuoco, si staccava dalle ossa, e andava in putredine. Questi disgraziati riempivano le strade dei luoghi di pellegrinaggio, assediavano le chiese, si ammassavano alle porte fino a soffocare. Il miasma che circondava la chiesa non poteva allontanarli. La folla aumentava, l'infezione anche; essi morivano sulle reliquie dei santi ». Mamma che brividi! Ma non è finita. Manca ancora qualche altro "dettaglio": la carestia e quindi il cannibalismo. Michelet ha continuato ad attingere nel pozzo di Rodolfo il Glabro: «I ricchi divennero pallidi e magri; i poveri rosicchiarono le radici delle foreste; molti, cosa terribile a dirsi, si lasciarono andare a divorare carne umana ».

Nell'anno 954, Assone [Adson], monaco di Montier-en-Der, nella Champagne, dedicò alla regina di Francia, Gerberga, sposa di Luigi XIV, un libello "Sull'Anticristo", con il quale, senza però accennare all'anno mille, dichiara che il momento del giudizio finale è noto soltanto a Dio. Infatti ha precisato: «[.] nessuno sa quanto tempo scorrerà prima che il Signore venga a giudicare[.]».Non voleva per caso rassicurare solo la regina, dietro sua richiesta? Sembra proprio di si, perché come scrive nella dedica, voleva rispondere a una serie di curiosità teologiche della regina. Intanto mi sento più tranquillo anch'io e forse anche il lettore. Mi dispiace però, perché devo proseguire in un crescendo di "suspence".

Tuttavia, i terrori dell'anno mille non sono una leggenda. Nessuno, quindi, ha preannunciato la fine del mondo per l'anno mille? Dirlo sarebbe mentire: uno lo ha fatto.

Nel 998 [dunque due anni prima della scadenza supposta], Abbone, abate di Fleury-sur-Loire, scriveva le sue memorie dal titolo «Liber Apologeticus» (Apologia). Ci racconta che in giovinezza - e siccome è piuttosto vecchio, questo ci riconduce perlomeno intorno agli anni 960 - ebbe occasione di confutare parecchi errori. «A proposito della fine del mondo» scrive «ho sentito predicare al popolo in una chiesa di Parigi che alla fine dell'anno mille sarebbe sopraggiunto l'Anticristo, e poco dopo sarebbe seguito il giudizio universale. Io respinsi con forza tale affermazione con l'appoggio del Vangelo, dell'Apocalisse e del Libro di Daniele ».

Aggiungiamo anche: «Nell'anno mille dalla nascita di Cristo, violenti terremoti scossero l'Europa, abbattendo ovunque solidi e magnifici monumenti. Nello stesso anno apparve in cielo un'orribile cometa. Alla sua vista, molti, che credevano che si trattasse dell'annuncio dell'ultimo giorno, furono gelati dallo spavento. Certuni, infatti, da numerosi anni si erano ingannati dichiarando che la fine del mondo sarebbe arrivata nell'anno mille ». Siamo alla frutta, non ci manca niente, oltre ai terremoti anche la cometa, peraltro immortalato con la sua scia sfolgorante anche nell'arazzo di Bayeaux (1095).

Quando è comparso per la prima volta questo testo? Nel 1689 [altrove ho letto 1690]. Esattamente. Al tempo di Luigi XIV. E' una prova decisiva? Macchè!!!

Lo si ritrova nella seconda edizione degli annali del convento di Hirschau [in Renania], redatti da un benedettino tedesco che si faceva chiamare Tritheim [Giovanni Tritemio], dal nome del suo villaggio d'origine, e che è vissuto dal 1462 al 1516. Era un insigne dotto, non immune tuttavia dall'inganno: tra le fonti dei suoi annali di Hirschau cita un tal monaco Meyinfried [Mainfrido], che si è inventato tutto di sana pianta. Del resto, alla fine del XVII secolo, l'errore storico era già nato da cento anni.

Negli «Annales ecclésiastiques» (Annali ecclesiastici) del cardinal Baronio, editi intorno al 1590, se ne trova la prima menzione scritta. Questo principe della Chiesa si è forse lasciato fuorviare da Rodolfo il Glabro e compagni? La cosa più plausibile è che Baronio sia stato fuorviato dalla lettura dell'Apocalisse. Nel capitolo XX di questo misterioso scritto escatologico si ripresenta a più riprese il problema di un termine di mille anni che si può interpretare in vari modi e, a rigore, anche nel senso della durata del mondo. Ora, i cristiani del primo Medioevo leggevano molto l'Apocalisse,come attestano i manoscritti del X e XI secolo giunti fino a noi.

 

Lasciata un pò da parte nei secoli successivi, l'Apocalisse è ritornata in auge nella fase del Rinascimento, come dimostrano tutta una serie di incisioni, la più famosa delle quali è quella di Durer e una delle  più fantasiose quella del francese Jean Duvet. Probabilmente gli eruditi del tempo si sono messi nei panni dei lettori di prima dell'anno mille, attribuendo loro il terribile ragionamento che non potevano più.

Di qui, dopo il Baronio, sotto Luigi XIII, le elucubrazioni dell'abate Le Vasseur, che invoca esplicitamente, da parte sua, Rodolfo il Glabro e il « bianco manto » delle nuove chiese, imitato e quasi plagiato, sotto Luigi XIV, dal primo archeologo parigino, Sauval, il quale già ne ricava le stesse implicazioni di Michelet. Donde, evidentemente, l'interpretazione degli annali di Hirschau. Nel XVIII secolo tutti credono alle paure dell'« anno mille»; si dice spesso che erano create dai sacerdoti e dai monaci, che in cambio ne hanno ricavato tutta una normativa e una serie di donazioni. Nel 1768, l'inglese Robertson formula per la prima volta una tesi in maniera organica: è stato lui il primo ad aver raccolto i testi mendaci. Così che, nel secolo dei lumi, tutto il mondo colto ed erudito credeva ai terrori dell' Anno Mille.

E Jules Michelet è quello che è arrivato per ultimo.

 

Vogliamo chiudere qui questo "rondò" affatto musicale, ma denso solo di "accordi" macabri per spaventare la povera gente che chiede solo di lavorare, produrre, e pensare ad allevare i propri figli senza incubi e terrori ? Concordo. Ne abbiamo già abbastanza per non aver curato il territorio in cui viviamo. Terremoti, smottamenti, alluvioni, maremoti, fame, genocidi, guerre, sono già all'ordine del giorno e la cronaca ce li ricorda diuturnamente. Se l'Apocalisse avesse voluto terrorizzarci anche nel duemila, probabilmente avrebbe trovato gente molto meno credulona. Per noi che abbiamo già superato il secondo millennio ci siamo accorti che non è stato l'avvicinarsi di un millennio in cifra tonda quello che fa temere la fine del mondo, ma una riflessione del tutto realistica sulla situazione attuale.

E noi che abbiamo superato il secondo millennio, viventi in un mondo non del tutto civilizzato, siamo autorizzati a pensare con commiserazione a un mondo di persone in preda al terrore?

Certo, quella gente ha vissuto in un'epoca molto dura, ha sofferto nel vivo della carne enormi capricci da parte della natura, per l'incapacità di combatterli, l'egoismo l'ignoranza e la malvagità di certuni. Ma parecchi segni, visibili per chi sapesse/volesse vederli, preannunciavano un mondo migliore, un rinnovamento che la storia avrebbe confermato, una eredità che noi dobbiamo, se vogliamo, analizzarla meglio. E, soprattutto, nessun uomo era in grado di scatenare la fine del mondo.Dio quell'Apocalisse non la vuole. Gli uomini, ormai, si, possono realizzarla.

 

Guardrail