Si è
parlato recentemente, in due distinti thread, di Templari e Teutonici. Gli
Ordini Militari non cessano di affascinare, data la contraddizione latente tra
messaggio evangelico e ferocia sanguinaria. Penso sia utile offrire, oltre ai
titoli dei libri che si occupano di questa branca della Storia, anche una
recensione ragionata dei loro contenuti.
Inizio col
libro di Henry Bogdan sui Cavalieri Teutonici, già citato più volte nei
suddetti thread. La recensione è di Claudia Gualdana.
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1.
Templari, gli Ospitalieri e i Cavalieri Teutonici: ecco i tre potenti ordini di monaci guerrieri che, a partire dal XII secolo, combatterono in Terra Santa per difendere i pellegrini cristiani dagli infedeli. Dei tre, l' ordine più conosciuto è quello dei Maestri del Tempio, anche per il triste epilogo della loro gloriosa storia, nel 1317. Congetture fantasiose accompagnano l' immagine dei Templari, le cui vicende sono note grazie a un rinnovato interesse per il medioevo, soprattutto - purtroppo - da parte di una saggistica più attenta al sensazionale che non ai fatti. Dai documenti apprendiamo che i Templari superstiti, in maggioranza tedeschi, trovarono scampo in Germania, dove furono accolti dai Cavalieri Teutonici. La sorte di quest' ordine, infatti, fu migliore. Henry Bogdan, storico e docente alla Sorbona, nel piacevole volume Cavalieri Teutonici ne racconta gli esordi, il glorioso apogeo e l' inesorabile declino. Proprio quando i Templari soccombevano sotto l' accusa di eresia, i Teutonici si affacciavano sulla loro epoca d' oro. Nel XIII secolo, in Terra Santa, avevano dato prova di coraggio: Hermann von Salza, gran Maestro dal 1209 al 1239, fu un fine diplomatico. Fu lui, in più di un' occasione, a riconciliare Federico II - l' eterno scomunicato - e il papato. Papa Gregorio IX lo definì "un uomo di una lealtà al di sopra di qualsiasi sospetto e di un' esperienza del mondo che lo rende gradito a tutti". Ma la storia aveva in serbo altre missioni per i Cavalieri Teutonici. Nell' inverno tra il 1225 e 1226, il duca di Mazovia chiese aiuto a von Salza e all' ordine teutonico per essere difeso dagli attacco dei vetero-prussioni. Iniziava così l' ascesa dell' ordine, che da quel momento rivolse l' attenzione alle tribù pagane dei Paesi del Baltico: una minaccia reale per la Germania e per le frontiere del mondo cristiano. Nella Prussia orientale i Teotonici fondarono un vero e proprio Stato, organizzato secondo schemi di una modernità sorprendente. Essi evangelizzarono popolazioni dedite a forme di paganesimi primordiali dimostrando, in tal modo, di non aver dimenticato la loro missione cristiana.
Eppure, fu
proprio la cattolica Polonia - che tanto aveva invocato l'aiuto dei Teutonici -
ad accelerare la caduta dell' ordine. Infastidita dalla ricchezza e dal potere
crescente dei territori del Baltico, la corona polacca diedi inizio a una
politica dinastica spregiudicata, sposando gli eredi al trono con i barbari di
sangue blu. Jagellone, nel 1386, in un sol giorno fu battezzato e impalmò
Hedwige, erede del trono di Polonia, per poi regnare con il nome cristiano di
Ladislao: fu l' inizio dell' unione polacco-lituana, destinata a cedere
soltanto nel XVIII secolo, con la scomparsa dello Stato polacco. Era solo il
1320, quando un antenato di Jagellone, Gedimanas, vittorioso sui Teutonici,
diede prova di barbara crudeltà con i prigionieri: "Il procuratore della
Sambia, Gehrard von Rude, caduto nelle loro mani, fu bruciato vivo sul suo
cavallo, nel corso di una cerimonia in onore degli dei pagani", spiega l'
autore. La Polonia aprì le ostilità. Il 10 luglio 1410 Jagellone - appoggiato
da truppe mercenarie - sconfigge i Cavalieri a Tannenberg: la disfatta inaugura
il lento declino dei Teutonici. Impoveriti dal costo delle guerre incessanti,
indeboliti dalle richieste e dall' infedeltà della borghesia - i coloni
trapiantati in Prussia erano ormai ricchi commercianti – i gloriosi Cavalieri
uscivano dal medioevo per soccombere all' alba dell' evo moderno. Eppure, l'
ordine dei Cavalieri Teutonici esiste tuttora. Protetto dalla corona d'
Asburgo, ha raggiunto il XX secolo: è l' ultima ombra di un passato ormai
remoto.
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Henry
Bogdan, "Cavalieri Teutonici. Storia e leggenda dei monaci
guerrieri", Edizioni Piemme, Casale Monferrato (AL) 1998, pagg. 298
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2.
Una ben
diversa visione dell'operato e della filosofia dei Teutonici emerge invece da
un libro di Eric Christiansen sulle Crociate del Nord. La recensione è di
Claudio Gallo.
Nel 1147,
Papa Eugenio II, con la bolla Divina Dispensatione, autorizza i fedeli dell'
Europa settentrionale a debellare i pagani in casa propria invece di marciare
su Gerusalemme. Nasce così, sul finire dello stesso anno, la prima crociata del
Nord; altre se ne succederanno per quasi quattro secoli. Racconta questa storia
di guerra santa e interminabile Eric Christiansen in " Le Crociate del
Nord", ora brillante, ora venato di asciuttezze anglicane, talvolta con
illusionistica distanza. Dalla fine del primo ventennio del XIII secolo fino al
XVI a incarnare potentemente la filosofia della crociata nell' Europa nord -
orientale fu l' Ordine Teutonico. Nato ad Acri, in Terra Santa, composto quasi
esclusivamente di tedeschi, l' Ordine rimase, in un primo tempo, all' ombra dei
due ordini maggiori dei templari e degli Ospitalieri. Ma il crescere della sua
potenza fu irresistibile; presto (anche in seguito ad alcuni rovesci in Terra
Santa) i suoi monaci guerrieri accorsero nel Baltico a combattere idolatri
slavi e scismatici greco-ortodossi, rimanendovi fino oltre il Medio Evo. Monaci
e cavalieri, dediti a una vita di fatica, pericolo e preghiera, almeno secondo
la Regola, i Teutonici reppresentavano un singolare cristianesimo. Spiega
Christiansen, rifacendosi a una cronaca anonima del XIII secolo, che per essi :""Dio
è un signore severo, il cui servizio è di tipo militare. Solo paga è la
salvezza dell' anima, ma l' unico modo sicuro per ottenerla è il martirio, la
morte per mano dei suoi nemici. Il successo in battaglia è prova della sua
bontà, ma egli lo concede in modo capriccioso. Ciò che Dio ama di più è il
martirio e, dopo il martirio, l' uccisione dei pagani, uomini, donne e bambini,
l' incendio delle loro case, i lamenti di coloro che hanno subito il
lutto"". Estatico e indomito, sterminatore di nemici e disprezzatore
della propria vita, il monaco guerriero dell' iconografia parrebbe più attratto
dalla danza di Shiva Distruttore che dalla salvezza cristiana. Ma questo
cercare il divino tra il sangue delle ferite e la violenza della lotta è
soltanto la punta di diamante mistica e terribile: abusi di potere e crimini di
ogni sorta sono stati atrribuiti, nei secoli, all' Ordine. La spigolosa durezza
della disciplina interiore si trasformava spesso nell'insensibile oppressione
con cui erano governati i convertiti; la sete di purezza tralignava in brama
per il potere. Tra i pochi santi e torme di assassini, Christiansen presenta un
Medio Evo nordico dove cristiani, ortodossi e pagani si mescolano nel comune
culto per la forza, la distruzione e il dominio.
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ERIC
CHRISTIANSEN, "Le Crociate del Nord, il Baltico e la frontiera cattolica
(1100-1525)" - Il Mulino, Bologna 1983, pagg.358
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3.
Come mediare tra opposte visioni del ruolo,
dei meriti e dei demeriti degli Ordini Cavallereschi Militari? Una riflessione
sui rapporti tra la Chiesa e la guerra (più o meno "santa") è
contenuta in un libro di Peter Partner, ed è poi stata contestata da Franco
Cardini sulla rivista "Sacra Militia". Di questa querella si occupa,
in sede di recensione, Maria Teresa Fumagalli Beonio Brocchieri.
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Clermont,
novembre 1096: il pontefice Urbano II esorta cavalieri e fanti a partire per un
pellegrinaggio armato alla volta di Gerusalemmme. Dice promettendo il premio
eterno: "O figli di Dio avete promesso di conservare tra voi la pace...
ora è tempo di impegnare la vostra forza in un servizio a vantaggio di Dio...
Dopo l' inverno affittate i vostri beni, procuratevi il necessario e mettetevi
risolutamente in viaggio". Quella che sarà chiamata in seguito la prima
crociata era una guerra soltanto "giusta" o una "guerra
santa?" Per capire facciamo un passo indietro. In un testo cristiano del
II secolo sta scritto che il cristiano si muove nelle società del mondo come un
pellegrino, rispettando "gli usi del luogo riguardo le vesti e il cibo, il
linguaggio e il comportamento...". Solo la fede interiore lo doveva
distinguere. Ma era inevitabile che l' atteggiamento dei cristiani nei
confronti della vita politica - segnato all' inizio dal disimpegno – si scontrasse
con la realtà storica nella quale i fedeli vivevano: cristianizzare la società
divenne quindi una via quasi obbligata. Due secoli dopo, Ambrogio vescovo di
Milano operava già "politicamente". Per lui come per altri
intellettuali cristiani il peccato di Adamo era la cifra per comprendere la
condizione umana e la conseguente "necessità" della proprietà
privata, della schiavitù, del potere coercitivo e anche della guerra. Ambrogio
pensava che l' uguaglianza e la libertà umana fossero anteriori alla Caduta dal
l' Eden che aveva generato povertà e violenza. Il pacifismo originario
suggeriva a un interlocutore di S. Agostino, il romano Bonifacio, una domanda
precisa: era lecito a un cristiano prendere le armi e uccidere? A questa
domanda il vescovo di Ippona risponde con lucidità pragmatica ma con qualche
debolezza teorica: "Non si può pensare che piaccia a Dio chi presta il
servizio militare e porta le armi, ma portava le armi anche il santo Davide...
La volontà deve tendere alla pace ma la necessità spinge alla guerra... Si fa
la guerra per raggiungere la pace". In questo caso la guerra è dunque
"giusta", non in senso assoluto, ma all' interno della fragile
condizione umana. Agostino viveva allora come tutti cittadini romani l'
angoscia delle invasioni barbariche.
Esiste nel
pensiero cristiano l' idea di "guerra santa"? Per Peter Partner,
autore di Duemila anni di cristianesimo (ed. Einaudi, 2001), un libro rigoroso
scritto in un linguaggio piano e limpido, la crociata appartiene alla categoria
della "guerra santa". Di diverso parere Franco Cardini per il quale
"il cristianesimo non conosce un jihad, una guerra santa" (alla
figura del guerriero cristiano è dedicato il numero in uscita a gennaio di
Sacra militia. Rivista di Storia degli Ordini militari, ed. Name, della quale
Cardini è direttore). Il tema della guerra ritorna con forza nella storia degli
Ordini militari cristiani, nati per presidiare dopo la crociata i territori e
difendere i pellegrini e i deboli. Gli appartenenti rispettavano i voti di povertà,
obbedienza e castità ma con l' impegno di combattere con le armi i musulmani
che occupavano la Terrasanta. L' ordine del Tempio era il più famoso ma c'
erano anche gli Ospitalieri (più tardi chiamati di Rodi e poi di Malta), i
Teutonici, gli Ordini di Santiago e Alcantara e nel Nord Est d' Europa i
terribili Portaspada. Nella figura di questi "monaci-cavalieri" c' è
qualcosa di inquietante. Il monaco nell' immaginario medievale è un asceta e un
modello per chi restanel mondo: è l' orator, colui che prega mentre altri
lavorano (laboratores) o combattono (bellatores). L' etica interiore e anche il
comportamento distingue i monaci cavalieri dai guerrieri laici, estroversi,
gran mangiatori di carni, dediti orgogliosamente al piacere del sesso e dell' amore,
mentre il monaco deve essere frugale, vegetariano, casto e coltivare il
silenzio, la conversazione a voce bassa, la preghiera, la lettura. Il coraggio
è la virtù dei primi, la moderazione quella dei secondi. I due modelli sono
così opposti che alla fine di una vita violenta alcuni signori della guerra
proprio per una conversione totale scelgono la vita monastica. Nel suo discorso
ai "soldati del Tempio" S. Bernardo di Chiaravalle disegna il profilo
del nuovo monaco guerriero: il Templare come il monaco tradizionale deve
"dimenticarsi del mondo". In ciò completamente diverso dal guerriero
laico di cui Bernardo ridicolizza la vanità e la cura del corpo, "i bei
capelli profumati, l' elmo cesellato, le sontuose sopravvesti di seta". Il
severo Templare porta invece il capo rasato e la barba lunga e incolta alla
moda orientale. Certo, uccide come il cavaliere laico - scrive S. Bernardo - e
ciò è triste, ma "uccide il male" per difendere i fedeli cristiani.
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Peter
Partner, "Duemila anni di Cristianesimo." - Einaudi, Torino 2001
(ed.
tascabile: 2003 ), pagg. 262
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Piero F.