Origini e storia del Gioco del Ponte di Marco Di Lupo

di Gabriele Giannetti

 

 

PREFAZIONE

Prima di procedere a questo breve e modesto excursus sulla storia del Gioco del Ponte nonché sugli strumenti usati per eseguirlo, mi corre l'obbligo di precisare che la quasi totalità delle notizie ivi contenute deriva dai profondi e validissimi studi che il Prof. Alberto Zampieri ha condotto per lunghi anni negli archivi pubblici e privati di Pisa ed in tutti i luoghi ove ha scoperto tracce non solo della manifestazione ma della storia stessa della nostra gloriosa città. Tutto ciò ha reso il Prof. Zampieri uno dei massimi storici di Pisa e questo detto con assoluta sincerità e genuina ammirazione.

LE ORIGINI E IL CINQUECENTO

Le origini del Gioco del Ponte sono sempre state oggetto di discussioni e questo per la mancanza di documentazioni storiche dirette, causata della complessa e per molti aspetti tragica storia della nostra città particolarmente per il periodo che va dall'inizio del 1400 alla second metà del 1500, quando Pisa cadde sotto la dominazione fiorentina che cercò di annientare persino il ricordo dell'antica grandezza della Repubblica Pisana, portando l'agglomerato urbano a meno di 7000 abitanti vessati da malattie e miseria.

Comunque, è assodato che a Pisa esisteva già in un periodo di alcuni secoli anteriore alla comparsa del Gioco del Ponte, un gioco detto del " Mazzascudo " presente anche, all'epoca, in altre città e la cui ultima edizione a Pisa avvenne nel 1406, poco prima della conquista fiorentina. Questo Gioco, nato come addestramento militare ed esercitazione delle milizie cittadine, si esprimeva in un esercizio di tipo guerresco - cavalleresco finalizzato alla conquista di un territorio nell'allora piazza degli Anziani, adesso dei Cavalieri, con tecnica di scontro individuale per vari giorni e collettiva nella parte finale, tra due schiere dette Gallo e Gazza a loro volta suddivise in un numero variabile di squadre, tra cui quelle del Drago e dei Leoni, con le insegne delle "Societas Armorum " cittadine. Il tempo della rappresentazione era tra Natale e Carnevale, le armi impiegate la mazza e lo scudo, infine il Gioco, come già detto, era comune ad altre città. Il Gioco del Ponte, a sua volta, aveva caratteristiche che qui esamineremo per determinare le analogie e le diversità tra le due manifestazioni.

Innanzitutto rappresentava un tipo di scontro ludico - militare e, comunque, lo scopo restava la conquista di un territorio che stavolta però era la parte a meridione o a settentrione del Ponte Vecchio, attuale Ponte di Mezzo, con una tecnica di scontro collettivo in un sol giorno tra due parti dette Mezzogiorno e Tramontana a loro volta suddivise in varie squadre, dove ritroviamo i nomi di Dragoni e Leoni, con le insegne dei quartieri cittadini. Il tempo della rappresentazione era limitato ad un solo giorno durante il Carnevale e le armi erano costituite dal solo targone, infine il Gioco era caratteristico solo di Pisa.

Questi i fattori di identità a di difformità tra i due Giochi e, ad una prima analisi, sembrerebbero prevalere le similitudini ma non bisogna dimenticare che la prima edizione del Gioco, voluta da Cosimo I nel 1568 per il battesimo di Eleonora dé Medici, fu una "Battaglia dé Sassi", un tradizionale Gioco fiorentino presente anche in altre città, che era una caratteristica delle Potenze fiorentine, ovvero compagnie popolari che organizzavano pubbliche manifestazioni e che, dividendosi in opposte fazioni, combattevano su di un ponte contendendosene il dominio e proteggendo i singoli giocatori con celate e cartoni. A questo si aggiunge il sistema di finanziamento mediante tassazione dei bottegai del rione e contributi del Principe nonché l'abitudine, per ogni Potenza, di fregiarsi di un proprio vessillo ispirato, come per il nome, al quartiere fiorentino in cui ciascuna Potenza aveva la propria sede. Per concludere, alcune manifestazioni si svolgevano proprio il 17 gennaio ovvero il giorno di S. Antonio abate, tradizionale data di quella che sarà la "Battagliaccia" a Pisa.

Dunque allacciamento ideale al Mazzascudo dopo 162 anni di oblio o copia di un gioco fiorentino allora contemporaneo? La verità potrebbe, il condizionale è d'obbligo, trovarsi nel mezzo. Abbiamo detto che sotto il dominio fiorentino Pisa era caduta in una condizione miserevole, ebbene tale degrado fu arrestato da Cosimo I che, anzi, impose un'inversione di rotta favorendo il suo ripopolamento, incrementandone i commerci, concedendo esenzioni fiscali, libertà di culto, immunità giudiziarie, dando nuova vita allo Studio, istituendovi l'Ordine dei Cavalieri di S. Stefano, risanando ampie zone paludose e soggiornandovi per lunghi periodi.

In questa rinascita si inserì anche il Gioco voluto dai Medici nel quadro delle celebrazioni del loro potere. Di come sia stato ideato e voluto dal Granduca non c'è pervenuto niente ma la logica fa supporre che si sia ispirato ad un modello allora per la maggiore, il fiorentino.

D'altronde la rinascita di Pisa, oltre che economica e demografica era stata certamente anche culturale, le cose di norma vanno insieme, ed un passato come quello pisano non era molto facile da ignorare, tanto più che adesso il ricordarlo non costituiva più alcun pericolo per il potere centrale. Da tutto ciò si evince che se il modello puramente organizzativo fu fiorentino, la forma e la sostanza sul Ponte fu pisana, derivata dal Mazzascudo, e questo nelle edizioni già immediatamente successive a quella del 1568.Il cambiamento di forma e sostanza non poté spiacere al Granduca poiché una semplice copia si era trasformata in qualcosa di unico che, pur conservando la memoria tutta pisana di un passato glorioso, si inseriva in una nuova realtà politica e culturale.

Per quelle lontane edizioni, va detto che le due parti sono già indicate con i nomi di Mezzogiorno e Tramontana (o Santa Maria), che si affrontavano con dieci squadre ciascuna e che lo scontro ha già il nome di "Battaglia generale".

Nell'edizione del 1589 troviamo già presenti i cartelli di sfida, i ruoli e i compiti del Generale e degli altri Ufficiali, i Combattenti inquadrati nelle squadre con le loro insegne, l'impiego di targoni nella battaglia, la divisione iniziale del Ponte tra i due partiti con due funi trasversali.

A partire dal 1569 fino al 1599 inoltre il Gioco si delinea attraverso elementi che rimarranno immutati anche nei due secoli successivi: le squadre armate dai nobili, la disfida, la "mostra" dei partecipanti, le regole dello scontro sul Ponte.

Così, uno strumento creato a maggior gloria di una dinastia regnante metterà tali radici nel popolo pisano che, dopo la metà del secolo XVII con il calare dell'interesse mediceo, saprà gestirlo autonomamente e con passione