Ezzelino
da Romano, capitano di ventura.
(
Beatrice Micheluzzi)
La dinastia dei da
Romano fu sempre caratterizzata da uomini valorosi e audaci, che seppero
imprimere la loro impronta indelebile sulle pagine della storia.
Il
primo da Romano di cui si abbia notizia fu Ezzelo, cavaliere tedesco che, nel
1036, scese in Italia al seguito dell’imperatore Corrado II.
Fu
proprio Corrado II che, volendo premiare il valore e la fedeltà di questo
cavaliere ricco solo delle proprie armi e del proprio cavallo, gli assegnò i
feudi di Onara, di Romano e, più tardi, quelli di Bassano e Marostica.
La
fortuna dei da Romano non fece che aumentare col passare degli anni e per ogni
nuova generazione non v’era solo il lascito di terre e benefici, ma anche il
perpetuarsi del nome del fondatore.
Vi
furono infatti un Ezzelino II, un Ezzelino III ed un Ezzelino IV.
Fu
proprio con Ezzelino IV che la stirpe vide il momento di massimo splendore ma
anche, purtroppo, la propria fine.
Ezzelino
IV da Romano ( 1194 – 1259), non fu solo uomo di grande valore e coraggio, ma
anche un abile stratega, ambizioso e lungimirante, tenace nella fedeltà agli
amici quanto nella lotta ai nemici.
Quando
il conte di San Bonifazio, scacciato a suo tempo da Verona, chiese aiuto al
marchese d’Este per rientrare in possesso della città contro i Montecchi,
Ezzelino non perse occasione per schierarsi con la fazione di questi ultimi.
Nel
1226, dopo aver sconfitto in due aspre contese il marchese d’Este, rimase a
Verona dove fu nominato Podestà.
Nel
1228, mosso da un’antica rivalità con la famiglia Camposanpietro, occupa il
castello di Fonte, ma è costretto a recedere sotto la pressione dei padovani
accorsi in aiuto.
Ezzelino
viene stretto d’assedio a Bassano e ben presto si rende conto che l’unica via
d’uscita è arrendersi, restituire Fonte ai Camposanpietro e giurare fedeltà a
Padova.
Così
avviene, ma l’animo bellicoso di Ezzelino non riesce a starsene a lungo quieto
così l’anno successivo, ottenuta la cittadinanza trevisana, si adopera perché
Treviso entri in conflitto con le città di Belluno e Feltre, vassalle di
Padova.
Scoppia
una nuova, violenta contesa fra le città, che vedrà fine solo con l’intervento
della Lega Lombarda.
A
questo punto Ezzelino, alleatosi coi Ghibellini, si unisce alla potente
famiglia dei Salinguerra e muove contro la Lega Lombarda.
Gli
scontri cruenti si susseguono fra Mantova e Verona, insanguinando il
territorio.
Un
pesante attacco di Verona contro Treviso viene respinto dalle truppe di
Alberico da Romano, fratello di Ezzelino.
Da
Verona, Ezzelino irrompe su Vicenza, impadronendosi del castello di San
Bonifazio e garantendo in tal modo all’imperatore Federico II e ai suoi
vassalli la via per scendere in Italia.
Ezzelino
sarà ancora a fianco dell’imperatore nel 1237, nella battaglia di Cortenuova,
dove ancora una volta dimostrerà il proprio coraggio e la propria crudeltà in
battaglia.
Purtroppo
Ezzelino non è spietato solo in guerra. E’ un signore crudele, intransigente e
spietato anche col suo popolo tanto che, nel 1255, papa Alessandro IV arriva a
bandire una crociata contro di lui.
L’anno
successivo anche l’arcivescovo di Ravenna, Filippo Fontana, unitamente a Tiso
Novello Camposanpietro, un esponente
della famiglia da sempre rivale dei da Romano, muove contro Ezzelino.
Grazie
alle navi fornite da Venezia, l’arcivescovo Filippo Fontana con le sue truppe
risale il Brenta ed entra a Padova.
Con
lui ci sono anche Azzo d’Este, le città di Bologna e Trento e il signore di
Mantova Luigi di San Bonifazio.
Sotto
l’impeto della crociata cadono i castelli di Bovolenta, di Concadalbero e di
Consilva, poi la milizia muove verso Padova, infrangendo le difese comandate da
Ansedio Guidotti presso il ponte Bacchiglione ed entrando infine in città dalla
porta di Ponte Altinato.
Per
la città di Padova comincerà un’interminabile settimana di saccheggio e
distruzione.
Nel
1258 due alleati di Ezzelino, il marchese Palavicino e Buoso di Dovara con le
guarnigioni cremonesi conquistano i castelli di Torricella e Villongo, sulle
rive del fiume Oglio.
Attaccati
dal legato pontificio e i suoi accoliti, escono comunque vittoriosi grazie
all’intervento di Ezzelino che, presso Torricella, riesce perfino a fare
prigioniero l’arcivescovo con gran parte delle sue milizie.
Ma
sia Buoso di Dovara che Oberto Palavicino non sono completamente dalla parte
di Ezzelino.
Più
che amarlo lo temono ed ancor più temono quei suoi eccessi di crudeltà per i
quali è ormai tristemente famoso.
Concludono
un accordo segreto con il marchese d’Este, alleandosi con lui a patto di poter
mantenere il proprio giuramento di fedeltà all’imperatore.
Il
patto viene sancito l’ 11 giugno 1259, nella città di Cremona.
Oberto
Buoso, il marchese d’Este, Luigi di San Bonifazio e le città di Mantova,
Cremona, Ferrara e Padova, si coalizzano contro Ezzelino e Alberico da Romano.
E’
durante una campagna in aiuto dei ghibellini milanesi, che nascondeva in realtà
le intenzioni del da Romano di mettere le mani anche sulla stessa Milano, che
Ezzelino farà il suo primo errore di strategia, che gli costerà la vita e che
segnerà la fine della gloria della sua famiglia.
Nel
tentativo di confondere i propri nemici e di romperne il fronte, richiamando la
loro attenzione altrove, Ezzelino manda la propria fanteria a Brescia, mentre
egli, con la cavalleria, avanza verso Palazzolo, attraversa l’Oglio e l’Adda e
si dirige verso Milano, senza effettivamente incontrare ostacoli.
Ma
Martino della Torre, in marcia verso Soncino per unirsi al marchese Palavicino,
intercetta la sua marcia e ne intuisce le intenzioni.
Ritornato
sui suoi passi, riesce a fermarlo nei pressi di Monza.
Ezzelino
è in trappola: avanti non può andare e dietro di lui ci sono due eserciti
nemici. E non ha con sé la fanteria.
Ripiega
verso l’Adda e, pressato sempre più da vicino, cerca una via di fuga tra Cassano
e Vaprio.
Ha
ormai quasi raggiunto la riva opposta dell’Adda quando le milizie di Azzo
d’Este, del Palavicino e di Buoso gli sbarrano la strada.
Tenta
nuovamente di aprirsi una via verso Bergamo, ma nel corso di una furiosa
battaglia viene più volte ferito ed infine fatto prigioniero.
Morirà
l’8 ottobre 1259, dopo aver rifiutato ostinatamente qualsiasi cura medica e
perfino il cibo.
Alla
notizia della sua morte, le città che erano vissute sotto la sua crudele egida
si ribellarono.
Scacciato
da Treviso, anche il fratello Alberico troverà infine la morte, insieme a tutta
la sua famiglia, durante l’assedio del castello di San Zeno, nel quale si era
rifugiato.
Un’altra
pagina di tormentata storia medievale era stata scritta.
La stirpe degli Ezzelini, valorosi soldati,
signori crudeli ed orgogliosi capitani di ventura, finì com’era cominciata: nel
sangue di una contesa.
Bibliografia:
Storia
d’Italia, II vol.;
“I capitani di ventura “ – Claudio Rendina.