Come avevo annunciato, inizio a pubblicare qualche documento riguardante la
condizione femminile nel medioevo (avevo sollecitato le donne del ng a
confermare il loro interesse sull'argomento, ma vabbe'... si vede che sono
timide ;-))

Vorrei proporre un brano di Eileen Power (1889-1940) pubblicato originalmente
in "Medieval Women" (1937) che forse attirerà anche l'attenzione del prof.
Enzensberger, essendo un testo molto datato, forse messo in ombra da studi più
recenti.
Le gentili lettrici invece ne saranno... deliziate. La Power era una
protofemminista e i suoi studi sono stati fondamentali per la successiva
ondata di agguerrite studiose della condizione femminile.
Per chi volesse qualche sua notizia bio/bibliografica, segnalo questi link:
http://www.lse.ac.uk/lsehistory/power.htm
http://www.alibris.com/search/books/author/Power,%20Eileen

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LE IDEE MEDIEVALI SULLA DONNA

La condizione della donna viene spesso considerata un test su cui valutare la
civiltà di un paese o di un'epoca. È un test molto difficile da applicare, e
in particolare al medioevo, a causa della difficoltà di definire da cosa sia
costituita in ciascuna epoca la condizione della donna. La condizione della
donna infatti è una cosa in teoria, un'altra secondo l'ordinamento giuridico,
un'altra ancora nella vita di ogni giorno. Nel medioevo, come ora, le diverse
manifestazioni della condizione femminile reagivano una sull'altra, ma non
coincidevano esattamente: l'effettiva condizione della donna risultava essere
una combinazione di tutte e tre.
Vale tuttavia la pena di considerare isolatamente la prima di queste
manifestazioni, perché la teoria medievale sulla donna, lasciata in legato
alle generazioni future e riprodotta tal quale nel diritto e nelle opere
letterarie, era destinata ad avere nei secoli successivi profondi effetti
sociali, anche quando i poteri che l'avevano retta non erano più in vigore e
anche dopo che le condizioni che l'avevano giustificata non esistevano più.
Quando si esaminano le idee medievali sulla donna è importante prendere in
considerazione non solo le idee in se stesse ma anche le fonti da cui esse
sono scaturite. L'opinione che viene espressa in ogni epoca dipende infatti
dalle persone e dalle classi che l'hanno formulata: solo per questo essa
rappresenta spesso il punto di vista di una piccola minoranza che ha potuto
farsi sentire. Nell'alto medioevo ciò che passa come l'opinione del tempo
derivava da due fonti: chiesa e aristocrazia. In altre parole, le idee sulla
donna erano prodotte da un lato dal clero, di solito celibe, e dall'altro da
una stretta casta che poteva permettersi di considerare le proprie donne come
un bene ornamentale, anche se rigorosamente subordinato agli interessi del
bene primario, la terra. Si può quindi davvero dire che le teorie correnti
sulla natura e l'ambiente della donna erano prodotte dalle classi che meno
avevano familiarità con la gran massa del genere femminile.
Sono state queste classi a determinare quel concetto di matrimonio che ha
prevalso fino al diciannovesimo secolo, definendo lo statuto giuridico della
donna; e finché esse sono state d'accordo nel subordinare la donna all'uomo,
né il modo di concepire il matrimonio né il diritto l'hanno considerata come
un individuo perfetto, come ciò che Maitland chiama "un soggetto libero e di
pieno diritto". Il fatto che presiedeva la sua condizione non era tanto la sua
personalità ma il suo sesso, e per il suo sesso essa era inferiore all'uomo.
D'altra parte sono state proprio queste classi a sviluppare, senza alcun
apparente senso di incongruità, la dottrina contraria della superiorità e
dell'adozione che accomunava le persone della Vergine in cielo e della
donna-signora in terra e che ha trasmesso anche all'epoca moderna il potente
ideale della cavalleria.

Tali dogmi contraddittori erano entrambi debitori in qualcosa a forze esterne
all'età che li aveva formulati. In parte essi derivano dal sistema paolino dei
valori cristiani, dal concetto romano di tutela e da quello teutonico di
autorità familiare (il mund), ma al tempo stesso avevano mutuato qualche
elemento anche dell'idea araba di cavalleria.
In breve: questo caratteristico atteggiamento medievale si è potuto sviluppare
solo in un'epoca in cui clero e aristocrazia erano in grado di imporre il loro
punto di vista alla società. Se l'opinione si fosse andata formando dal basso
in alto, anziché dall'alto in basso il dogma prevalente sarebbe stato diverso.
Sarebbe stato diverso anche solo se avesse tenuto conto della condizione dei
membri più ricchi delle classi medie urbane. E tuttavia le voci della chiesa e
dell'aristocrazia benché altisonanti e invadenti non avevano completamente
sommerso alcune altre voci. Soprattutto gli strati più alti delle classi medie
urbane, a partire dal XII secolo, si sono fatte sentire con sempre maggior
forza, mano a mano che si sviluppavano i commerci e le città si ingrandivano.
Il loro modo di considerare la donna permette di capire meglio la posizione
effettiva della donna nella vita del medioevo, più di quanto non facciano i
modi di considerarla sia dell'aristocrazia che della chiesa. Gli statuti delle
città dovevano tener conto delle donne che esercitavano il commercio, e
particolarmente delle donne sposate che portavano avanti, da sole, un loro
proprio commercio, come femmes soles. I regolamenti urbani delle femmes soles
tendevano spesso alla protezione dei mariti, ma nel far questo contribuivano
anche a migliorare lo statuto delle donne.
Questa nota cittadina, anche se risuonava di frequente, non poteva però far
molto per ridurre la predominanza dei temi ecclesiastici e cavallereschi. La
borghesia ha infatti acquistato di importanza in un tempo in cui i modi di
vedere più diffusi erano già stati fissati secondo determinati modelli. Di
conseguenza ha fatto proprie le idee "ufficiali" sulla donna e il matrimonio
come se fossero una legge di natura: per questo, in letteratura, le opinioni
borghesi sono spesso più ostili alla donna di quelle clericali. Certamente le
erano più ostili di quelle del codice cortese che, come vedremo subito,
ricorreva alla poesia per coprire l'assunto dell'inferiorità della donna.
Così, ad eccezione delle famiglie dei grandi mercanti in grado di inserirsi
nei circoli aristocratici, le classi urbane non coltivavano il concetto
cavalleresco del servizio cortese (Frauendienst), ed è per questo che il
periodo in cui tali classi sono state al culmine della loro prosperità e
influenza, cioè tra la fine del XIII e l'inizio del XIV secolo, ha visto
svanire gli ideali più puri della cavalleria e dell'amore cortese e risorgere,
nelle famose storie in versi note in Francia come i  fablieaux, un
antifemminismo laico persino più brutale di quello che i padri della chiesa
avessero mai proposto.

Cionondimeno la donna dei fablieaux, per quanto odiosa, è in un certo senso
dimostrazione di quella uguaglianza, nella pratica, tra uomini e donne delle
classi medie. La donna è in soggezione, ma è una soggezione mantenuta assai
imperfettamente, e deve mettere in sospetto che proprio il tema favorito sia
quello del marito dominato dalla moglie: è una forma di giustizia poetica che
l'uomo, il cui ideale di moglie è la paziente Griselda, si trovi così spesso
sposato alla donna di Bath. Misogini ce ne sono stati in ogni tempo, ma le
diatribe contro la donna e il matrimonio, che abbondano nella letteratura del
tardo medioevo, hanno una connotazione diversa dagli attacchi più amari ma
anche, in un certo senso, accademici dei più antichi uomini di chiesa: i primi
sono veri e propri quadri che riproducono la vita reale, nel suo punto più
dolente.
È dunque evidente che le idee medievali sulla donna, così come sono state
formulate dalle due classi al potere nell'alto medioevo sono state assai poco
modificate (e spesso per il peggio) dalla classe che ha preso il sopravvento
nel corso degli ultimi tre secoli di quest'epoca. Tuttavia, anche in
quest'ultimo periodo, sono rimaste inascoltate le opinioni di due corpi
sociali molto importanti: le classi lavoratrici, che sostenevano con il loro
lavoro sia la chiesa che la nobiltà ed erano superiori per numero alla
borghesia della città, erano rimaste mute, cosi come il popolo minuto, di cui
abbiamo un gran numero di immagini nelle raffigurazioni di città e castelli,
il quale ben di rado faceva sentire la propria voce sopra il sibilo delle
falci o il ronzio dei telai. Come vedremo, queste popolazioni lavoratrici
erano abituate a vedere le donne che lavoravano accanto a loro nei campi e
nelle botteghe, ma quando andavano in chiesa la domenica sentivano predicare
che, in poche parole, le donne erano la porta dell'inferno anche se Maria era
la porta del cielo. Nei giorni di festa, o quando visitavano fiere o mercati,
facevano crocchio intorno ai giocolieri e ridevano ai contes gras, o ai
fablieaux in cui si mettevano in burla le donne. Solo nei momenti di rivolta,
quando le loro voci si alzavano all'improvviso come una sfida, rifiutavano di
considerare Eva come la traditrice dell'umanità, costretta da sempre sotto i
piedi dell'uomo. E chiedevano invece:

Quando Adamo vangava ed Eva filava,
Chi la faceva allora da gentiluomo?

Inutile dire che per parte loro le donne non prendevano la parola; quasi mai
sentiamo il punto di vista delle donne su loro stesse. Come si lamenta la
donna di Bath, tutti i libri sono scritti da uomini:

Chi ha dipinto il leone, dimmi un po', chi?
Perdio, se le donne avessero scritto delle storie
Come ne hanno i chierici nei loro oratori
Avrebbero scritto degli uomini più cattiverie
Di quelle che tutta la genia di Adamo potrebbe mai raddrizzare.

Di fatto, testi letterari che abbiano donne per autrici sono assai poco
frequenti, se si fa eccezione per le lettere d'amore di Eloisa o le effusioni
mistiche di alcune grandi sante e altri pochi scritti di monache istruite.
Poetesse come la trobadorica contessa Beatrice di Die e la famosa compositrice
di lais nota come Maria di Francia si attenevano scrupolosamente alle
convenzioni poetiche del tempo. Solo verso la fine del XIV secolo fa la sua
apparizione una scrittrice decisa, in grado di difendere il suo sesso e di
prendere posizione contro la prevalente opinione denigratoria nei confronti
delle donne.
Questa donna è la grande Cristina di Pisan, di cui parleremo più ampiamente
nelle pagine seguenti. Certo Cristina per molti aspetti era eccezionale.
Eccelleva in tutte le arti di corte ed era anche in grado di guadagnarsi da
vivere con la sua attività di scrittrice. La sua celebre critica al Romanzo
della Rosa, pur impregnata del più alto idealismo, rivela anche un'eccezionale
conoscenza della vita reale, quella stessa capacità di comprensione e di
apprezzamento della vita concreta che dimostra quando descrive la felicità
vissuta con il marito prima che lui la lasciasse, giovane vedova con una
famiglia da mantenere e che si manifesta anche ne Le livre de trois vertus, un
trattato pedagogico da lei scritto ad uso delle donne.

Sono queste le fonti da cui proviene l'opinione del medioevo sulle donne. Sono
fonti socialmente limitate, sicché il giudizio che esse riflettono è destinato
ad essere abbastanza ristretto e uniforme. Tuttavia questa uniformità e
compattezza non è così solida come può apparire a prima vista: dietro di essa
si nascondono punti di vista diversi, ed è soggetta a conflitti e
oscillamenti. Chiesa e nobiltà spesso sono in disaccordo tra loro e capita
anche che l'una sia addirittura in contraddizione con se stessa.
Ma il pensiero, sia della chiesa che dell'aristocrazia, è sempre oscillato tra
questi due estremi: o il trono o l'inferno. Per quanto concerne infatti la sua
teoria sulla donna la chiesa fa assai poco conto del comandamento biblico che
mette in guardia contro i pericoli dell'oscillare tra due opinioni. Bifronte
come Giano, si occupa della donna quasi in ogni sermone o trattato senza
decidersi mai con quale fronte rivolgersi verso di lei. Chi considera il vero
paradigma del genere femminile, la donna per eccellenza: Eva, sposa di Adamo,
o Maria, madre di Cristo? Da una parte c'è l'immagine della donna come la
concepiscono uomini quali Jacques de Vitry (I° 1240) :

"Tra Adamo e Dio nel paradiso terrestre c'è solo una donna che si affanna per
riuscire a far bandire il suo sposo dai giardino di delizie e a condannare
Cristo ai tormenti della croce."

Ma dall'altra parte ci sono le teorie delle donne rappresentate dal
manoscritto della Cambridge University Library:

"La donna è stata preferita all'uomo, quanto al materiale: Adamo
tratto dal fango ed Eva dalla costola di Adamo; quanto al luogo: Adamo fatto
fuori dal paradiso ed Eva al suo interno; nella concezione: una donna, e non
un uomo, ha concepito Dio; nell'apparizione: dopo la resurrezione Cristo è
apparso a una donna, a Maria Maddalena; nell'esaltazione: una donna, Maria, è
stata esaltata sopra i cori degli angeli."

San Bernardino dichiara addirittura: "È una grande grazia essere donna: le
donne si salvano più degli uomini."

Entrambe queste concezioni sono entrate nella tradizione della chiesa e hanno
svolto la loro influenza sul pensiero medioevale. L'opinione che fa della
donna uno strumento del diavolo, una cosa ad un tempo inferiore e cattiva, ha
preso forma nel primo periodo della storia della chiesa, ed anzi ha avuto
origine ad opera della chiesa stessa. Essa affonda le sue radici non nelle
parole di Cristo ma in quelle di san Paolo, ha trovato espressione nella vita
e negli scritti dei primi padri della chiesa e realizzazione nella filosofia e
nella morale del monachesimo. Mano a mano che si affermavano e fiorivano gli
ideali ascetici e il monachesimo diventava il rifugio di molti tra gli uomini
migliori, nell'inquietudine dei secoli bui, inevitabilmente si affermava il
concetto della donna come suprema tentatrice, janua diaboli, il più grande tra
tutti gli ostacoli sulla via della salvezza. Così grande, che neppure il
matrimonio riusciva a superarlo completamente, tant'è che alcuni scrittori di
morale e di teologia considerano il matrimonio una delle più basse e meno
dotate condizioni di vita. L'unico argomento che san Gerolamo riesce a trovare
a suo favore è che esso serve a rifornire il mondo di vergini. Il monachesimo
offriva certo un rifugio ad alcune donne, ma simile rifugio confermava
semplicemente la generale degradazione delle donne col limitare la propria
piena approvazione solo a quelle che si sottraevano dal mondo.
Questo atteggiamento ha reso stabile un punto di vista sulle donne che è
sopravvissuto a lungo anche dopo la scomparsa delle condizioni sociali e
culturali che lo avevano originato. Naturalmente la sua influenza nei fatti
non era commisurata al posto che gli era assegnato nella dottrina ufficiale
della chiesa. La gente continuava a sposarsi, e ad invocare la benedizione
della chiesa sulla sua unione. Ma la pratica quotidiana non riusciva a
sfuggire del tutto alle pressioni della dottrina. Il clero, che predicava gli
ideali ascetici, è stato per molti secoli l'unica parte colta della comunità e
quindi l'unica parte capace di esprimersi articolatamente: il punto di vista
monastico era destinato a permeare il pensiero e i comportamenti dell'intera
società; Tertulliano e san Gerolamo trovano posto tra quel "libro delle donne
cattive" che il quinto marito della donna di Bath era solito leggere di notte
ad alta voce con i noti, brillanti risultati.

Passando dalla chiesa all'aristocrazia è chiaro che tutti i laici sono ben
contenti di prendere in carico dalla chiesa il dogma della dipendenza delle
donne. L'obbedienza, che tale dipendenza implicava, faceva parte dell'ideale
di matrimonio tratteggiato nella maggioranza delle opere didascaliche
indirizzate alle donne. Persino un marito borghese, amoroso e sensibile come
Menagier di Parigi, paragona l'amore della moglie per il marito a quello del
cane per il padrone e dichiara che tutti i suoi ordini, giusti ed ingiusti,
futili o importanti, ragionevoli o irragionevoli, devono essere obbediti. La
stessa idea della condizione femminile e dei suoi doveri è sostenuta nella
storia della "paziente Griselda" e in quella della "ragazza nella noce", ed è
esattamente riassunta nell'ultima famosa battuta di Caterina ne La bisbetica
domata . Le mogli disobbedienti erano soggette a punizioni corporali. La legge
canonica consentiva espressamente di battere le mogli, e a giudicare dalle
chansons de geste e dagli aneddoti raccontati dal cavaliere di la Tour Landry
a edificazione delle figlie, simili punizioni erano praticate anche nei
circoli più elevati .
Questo atteggiamento etico e sociale nei confronti del matrimonio non è stato
molto attenuato dalla concezione propriamente feudale di esso. Secondo la
legge feudale la donna poteva essere investita della signoria sulle terre, e
sono noti casi di donne che avevano ottenuto simile investitura e che
possedevano personalmente le loro terre con tutti i titoli ad esse connessi,
ivi compresi i più prestigiosi. Ma in pratica il matrimonio feudale ha portato
con sé una certa denigrazione della donna come persona. Mentre la chiesa
subordinava la donna al suo sposo, il feudalesimo la subordinava al suo feudo.
I matrimoni di convenienza dell'epoca feudale erano dettati dagli interessi
della terra. Per un certo aspetto, la donna che ereditava un feudo -- benché
!o stesso accadesse anche all'uomo -- era più legata alla terra di quanto non
lo fossero gli stessi servi della gleba.

Per questa via chiesa e aristocrazia collaboravano a rendere stabile la
dottrina della soggezione della donna all'uomo, una dottrina adeguata per
essere messa in rapporto con la nozione della sua essenziale inferiorità. Ma
per un altro verso, senza alcun apparente senso di incoerenza, chiesa e
aristocrazia affermavano la dottrina contraria della superiorità della donna.
Il culto della Vergine e il culto della cavalleria sono cresciuti insieme e
hanno manifestato il loro maggior splendore nel periodo, tra il XII e la fine
del XIII secolo, in cui la cultura medioevale ha raggiunto il suo livello più
alto. Forse erano entrambi segno di una reazione -- questa volta una reazione
romantica -- alla cupa realtà della pio crudele età precedente. Come nel XIX
secolo il movimento romantico ha fatto seguito all'"età della ragione" e alla
rivoluzione da essa ispirata, così nel medioevo alle lotte perturbatrici dei
tempi oscuri è succeduta l'età della cavalleria e della Vergine.
Questa successione trova le sue espressioni più caratteristiche nel culto
della beata vergine Maria. Esso sboccia con grande rapidità e si diffonde
presto in ogni manifestazione di fede popolare. Era già al suo apice nell'XI
secolo, e rimane così fino alla fine del medioevo. Le grandi fiumane di
pellegrini diretti ai santuari della Vergine, Chartres, Rocamadour, il Mont
Saint-Michel Laon, Soissons, Ipswich, Walsingham, e a molte altre mete,
attraversava i paesi dell'Europa, mentre la maggior parte delle chiese più
importanti, non specificamente dedicate alla Madonna, le consacravano almeno
una cappella. Il suo nome veniva dato ai fiori selvatici dei campi e ai
bambini inglesi si insegnava a riconoscere l'inizio della primavera da quando
i fiori della Madonna cominciano ad aprire i loro occhietti dorati. I suoi
miracoli erano sulle labbra di tutti, fissati in innumerevoli immagini e
registrati in libri e manoscritti: tra essi la collezione di Herolt è forse la
più completa e la più nota. Inoltre essi hanno fornito i temi di base alle
sacre rappresentazioni . La chiesa ha fissato in quali date si ricordano e si
festeggiano i diversi avvenimenti della sua vita, e il sabato è stato
espressamente dedicato al suo onore.
La grande caduta dell'umanità ad opera di Adamo diventa ora argomento di
gioia. Se non fosse stato per la sua caduta, l'umanità non avrebbe visto la
Vergine incoronata nei cieli:

non avrebbe concepito la grazia colei che è piena di grazia né mai la
nostra Signora sarebbe stata regina del cielo. Benedetto sia
il momento in cui fu piena di grazia per cui possiamo cantare:
Deo gratias!

Si può davvero dire che nel corso del medioevo si guardava a Cristo come al
divin figlio, sicché non deve sorprendere che la devozione del tempo si
allargasse anche alla madre, che questo divin figlio portava sulle sue
braccia. Ma, a dispetto di queste implicazioni divine e materne, spesso la
devozione per la vergine madre non era distinguibile, per la forma, da quella
che il cavaliere portava per la sua donna mortale, se non perché l'ossequio
per la Vergine era più diffuso e condiviso da un maggior numero di persone di
quanti non condividessero gli ideali della cavalleria. Ed è questa la ragione
per cui il primo può aver contribuito più del secondo ad innalzare il concetto
corrente sulle donne.
In modo curioso e spesso confuso il culto della Vergine si è allargato ad
abbracciare anche una donna del vangelo del tutto estranea alla divina
famiglia: Maria Maddalena. Ma ad estendere al massimo il culto della Vergine,
in modo che ispirasse anche un atteggiamento verso le donne completamente
diverso da quello della chiesa primitiva, fu il culto per la madonna della
terra, la signora, cui erano diretti gli omaggi dei cavalieri .

Il culto per questa madonna era il corrispondente romantico del culto della
Vergine. Esso era stato sviluppato dall'aristocrazia e dalla nobiltà come
parte di quell'ideale cavalleresco che essi avevano prodotto nel XII e nel
XIII secolo. È l'idea chiaramente espressa nelle ballate francesi del XIV
secolo: "En ciel un dieu, en terre una déesse" (un dio in cielo e una dea in
terra). Nella cavalleria la devozione sentimentale verso la donna è una
qualità altrettanto necessaria per il perfetto cavaliere della devozione a
Dio; o, come dice Gibbon "il cavaliere era il campione di Dio e delle dame -
mi vergogno di unire termini tanto discordanti -"
L'idea dell'amore cortese doveva, tuttavia andar oltre tutto ciò. La sua
manifestazione pio caratteristica non è stata una reverenza generalizzata
verso le donne, ma un concetto del tutto originale di amore che avrebbe
ispirato gran parte della letteratura più sottile dell'alto medioevo e fornito
il tema principale alla rinascenza del XII secolo. Quando le ombre dei secoli
oscuri lasciarono finalmente il passo alla nuova alba di una grande età del
mondo, si fece strada un nuovo stile di vita nel rifiorire delle arti, delle
scienze e della letteratura. Questa fioritura era il segno che stava nascendo
una società raffinata. Era una società cortese e un po' pigra, che si
concedeva il piacere di coltivare i sentimenti più sottili, le raffínatezze
intellettuali e le maniere gentili.
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(1- continua)

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Piero F.