Prima di lanciarmi in un breve
excursus della carriera papale di quei tempi, occorre chiarire che molta parte
delle informazioni che ci sono giunte non sono attendibili (almeno secondo i
criteri della moderna storiografia). A quei tempi non c'era alcun rispetto
sacrale per la "verità obbiettiva", e se si scriveva una biografia
era per incensare un personaggio, inventandosi aneddoti edificanti, oppure per
denigrarlo, parimenti inventandosi aneddoti raccapriccianti... Più o meno lo si
fa ancora oggi, se non a livello di "libri di storia", almeno a
livello di pamphlet semi-apocrifi, e SOPRATTUTTO a livello di certi newsgroup sedicenti "storici" :-) Il
gusto per il pettegolezzo, per la maldicenza e per la calunnia non tramonterà
mai...
Nella fattispecie, le risorse
storiche che abbiamo sul Papato del X secolo dipendono quasi esclusivamente dal
vescovo Liutprando di Cremona, dapprima al servizio di Re Ugo di Provenza, e
poi di Ottone il Grande.
Liutprando era l'equivalente degli
odierni fogliacci "Cronaca Vera", "Eva 3000" e via dicendo.
La chiave di lettura era la stessa, e cioè le perversioni sessuali, pur in un
mondo in cui l'assassinio era all'ordine del giorno, la corruzione il pane
quotidiano, e il tradimento una normale prassi politica. Voglio dire, TUTTE
queste cose erano addebitate a un personaggio che si voleva denigrare (su
incarico dei suoi avversari, ça va sans dire), ma Liutprando si distingueva
dagli altri pennivendoli per un'innata percezione dei gusti del pubblico, che
trovava nello scandalo sessuale molti più stimoli che non nella simonia, o
nello spergiuro. Era un "giornalista" in senso moderno, verrebbe da
dire ;-))
Ciò che vado a raccontare,
discendendo in massima parte dai suoi libelli contro l'uno o contro l'altro dei
tenebrosi personaggi del X secolo, va dunque preso con beneficio d'inventario.
Gli storici attuali cercano disperatamente riscontri meno sospetti, per non
dover perpetuare all'infinito le malignità del vescovo cremonese, ma purtroppo
ben poco si trova nelle fonti più anodine (registri, inventari, ecc.), che
possa servire a ricostruire quell'epoca in modo meno fantasioso...
Detto ciò,
ecco come PARE si sia svolta la storia del Papato, alla luce delle cronache che
ci sono pervenute.
La
dinastia dei conti di Tuscolo, iniziata nei primi anni del 900 con Teofilatto,
vesterarius, senatore, magister militum e gloriosissimo dux, e con la moglie
Teodora, (regina dei lupanari romani prima di farsi impalmare dal rampante
magistrato), era diventata arbitra suprema dell'elezione papale nel volgere di
pochi decenni.
Sulla
figura di questa prima Teodora ho scoperto segni di recente
"revisione", giacché l'Enciclopedia Cattolica la reputa una piissima
donna, alla cui protezione disinteressata si dovè l'ottimo pontificato di
Giovanni X. Insomma, è vero sì che l'istituzione papale era in mano alla
famiglia tuscolana, ma per devozione e non per lussuria o cupidigia, come
tradizione vuole... Mah. Personalmente mi sembra poco probabile. Liutprando
infatti la racconta così:
47.
In quel tempo [914-928] Giovanni X di Ravenna teneva il sommo pontificato della
veneranda sede romana. Questi però aveva ottenuto in questo modo il vertice
della gerarchia, con un delitto tanto nefando e contro il giusto e il lecito.
48.
Teodora, impudente puttana, nonna dell'Alberico che da poco [954] è passato di
vita, teneva con energia virile (cosa che anche a dirsi è turpissima) la
monarchia della città di Roma. Ella ebbe due figlie, Marozia e Teodora, non
solo a lei pari, ma anche più pronte all'esercizio di Venere. Di queste,
Marozia generò con nefando adulterio con
papa Sergio III, di cui facemmo sopra menzione, Giovanni XI, che, dopo
la morte di Giovanni X di Ravenna, occupò la dignità della Chiesa romana; da
Alberico [Marchese di Camerino e Duca di Spoleto, NdR] invece il marchese
Alberico II, che in seguito ai nostri tempi usurpò il principato della medesima
città di Roma.
Nello
stesso tempo Pietro reggeva il pontificato della sede ravennate, che è ritenuto
il secondo arcivescovado, dopo il primato sacerdotale romano. Poiché questi
inviava assai spesso a Roma dal signore apostolico il già nominato Giovanni,
che allora era ministro delia sua Chiesa, per il dovere della debita
sottomissione, Teodora meretrice svergognata, come ho attestato, accesa dal
calore di Venere, arse violentemente per la bellezza del suo aspetto, e non
solo volle, ma anche spinse più volte costui a fornicare con lei. Mentre tali
cose avvengono con impudenza, muore il vescovo della Chiesa bolognese e questo
Giovanni è eletto al suo posto. Poco dopo morì l'arcivescovo di Ravenna
nominato, prima del giomo della consacrazione di quello, e Giovanni si usurpò
il suo posto per istigazione di Teodora, abbandonando, gonfio di ambizione, la
precedente Chiesa bolognese, contro le istituzioni dei santi padri.
Infatti
giungendo a Roma viene subito ordinato vescovo della Chiesa ravennate
[905-914]. Dopo un breve intervallo di tempo, per chiamata di Dio, anche quel
papa, che lo aveva ingiustamente ordinato, morì. La mente perversa di Teodora,
di quella nuova Glycerio, per non aver a godere troppo di rado degli amplessi
del suo amante, per le duecento miglia che separano Ravenna da Roma, costrinse
questi ad abbandonare l'arcivescovado di Ravenna e ad usurpare (oh! infamia!)
il sommo pontificato romano.
Per
la carriera di Marozia, la primogenita di Teofilatto e Teodora, rimando
(scusandomi per l'immodestia) a una serie di miei post, che sono stati raccolti
in questo stesso sito di ArcumAdducere:
http://www.arcumadducere.it/testi/marozia1.htm
http://www.arcumadducere.it/testi/marozia2.htm
http://www.arcumadducere.it/testi/marozia3.htm
Ciò
che segue è un riassunto degli avvenimenti romani, dopo l'uscita di scena (la
prigionia, se non la morte immediata) dell'ineffabile Marozia.
Suo
figlio Alberico, a soli 16 anni, scacciò l'odiato patrigno Ugo di Provenza e si
impadronì di Roma, istituendovi una dittatura che durò vent'anni. E' conosciuto
nei manuali di storia come Alberico II, giacché si chiamava come il padre, ma
sarebbe più esatto considerarlo PRIMO, per la dinastia del
"Principato" romano da lui fondato. Perché, sia pure con un potere
molto minore, la sua istituzione politica gli sopravvisse (gli storici reputano
la sua dittatura, dopotutto, una BUONA dittatura, ma non così giudicano il suo
prosieguo). Fatto sta che la famiglia di Tuscolo, detta anche dei Teofilatti
dal nome del suo fondatore, ebbe molti sostenitori entusiasti ma anche nemici
mortali, com'è nella natura delle cose. I suoi nemici si raggruppavano intorno
alla famiglia dei Crescenzi (anch'essi così chiamati dal nome del fondatore, il
primo Crescenzio, che assurse a grande notorietà impalmando la sorella di
Marozia, Teodora).
Non
si pensi che i vincoli di parentela - specialmente quella acquisita tramite
nozze - turbassero le coscienze dei nostri avi. Se c'era da assassinare un
cognato, un suocero (ma anche fratelli, padri, madri e figli...) non si
tiravano indietro. Dunque, i Teofilatti e i Crescenzi erano a Roma, in quei
tempi, l'equivalente degli scespiriani Montecchi e Capuleti. C'era poco spazio
per la neutralità, chi non era con gli uni, era giocoforza con gli altri, e
quindi un nemico da eliminare. In questo clima maturò la successione dei papi,
ad onta del "Privilegium Othonis" che vedremo più avanti, fino alla
discesa in Italia di Enrico III (1046) che si ricollega al tema di Benedetto
IX, l'ultimo dei papi manovrati dai patrizi romani di sponda tuscolana o
crescentina.
Alberico
II, sentendosi prossimo alla morte (a soli 35 anni!) dopo il suo ventennale (e
relativamente "illuminato") dominio sulla città e sul papato, fece
giurare i patrizi a lui fedeli che dopo la morte del papa in carica, il suo
protetto Agapito II, essi avrebbero eletto al soglio pontificio suo figlio
Ottaviano, che aveva allora solo 15 anni. Forse non aveva in programma
l'elezione di un adolescente, è probabile che Alberico pensasse che Agapito gli
sopravvivesse per più lungo tempo, ma i fatti sono questi: Alberico morì nel
954, Agapito II nel 955, e Ottaviano fu eletto papa secondo il desiderio del
suo potentissimo padre. Assunse il nome di Giovanni (XII) e fu il primo, si
crede, a instaurare il vezzo di cambiare il proprio nome una volta consacrato
papa. Forse perché lo zio paterno (nato, fino a prova contraria, da papa Sergio
III e dalla quattordicenne Marozia) si chiamava Giovanni ed era stato papa, una
ventina d'anni prima, col nome di Giovanni XI (a sua volta all'età di 20 o 21
anni!). Una specie di "continuità familiare", insomma. Senso della
dinastia :-)
Intorno
al 960 l'indipendenza del principato romano correva seri rischi, a causa dei
desideri egemonici di Berengario II, Re d'Italia per grazia e concessione di
Ottone I, Re di Germania e "padrone" del titolo reale d' l'Italia.
Ottaviano/Giovanni non trovò di meglio che appellarsi a quest'ultimo, perché
difendesse dalle mire del suo feudatario Berengario, il papato (o meglio, il
principato Romano). Per allettare Ottone, il papa gli offrì l'incoronazione
imperiale, alla quale il Re germanico pensava già dai tempi di Agapito II (il
quale aveva ricevuto in precedenza il vescovo Ariberto di Coira, portatore di
un'ambasciata in tal senso da parte di Ottone, ma non se n'era fatto nulla).
Dopo
la morte di Berengario I (924) non vi erano più stati Imperatori. Non che il
titolo valesse un gran che, ma tutti coloro che ne furono insigniti dopo la
deposizione dell'ultimo carolingio (Carlo il Grosso), erano almeno discendenti,
da parte femminile, di Carlo Magno.
Era
un titolo "in saldo", insomma, eppure Ottone sembrava tenervi. E in
effetti il "suo" impero ebbe poi una continuità ben maggiore, e a
tratti anche un'importanza politica senza eguali. Ma Giovanni XII non poteva
saperlo, e probabilmente per lui si trattava solo di una cerimonia semi
folcloristica nel corso della quale avrebbe semplicemente posato una corona sul
capo di un potente signore, capace di proteggere un papa dai suoi nemici.
Così,
il 2 febbraio del 962, la cerimonia prevista avvenne, con soddisfazione del
papa e dell'imperatore. Ma già il 13 febbraio Ottone sottopose Giovanni XII a
una doccia fredda: col "Privilegium Othonis" il papa diventava in
pratica suo vassallo. Ottone si riservava il diritto (anzi, il Privilegium) di
ratificare l'elezione dei futuri papi, previo loro giuramento di fedeltà
all'imperatore. In cambio, Ottone confermò le donazioni fatte precedentemente
al papato, dai Longobardi in poi, sicché nell'impianto imperiale il ducato di
Roma, con a capo il papa, prendeva una precisa forma giuridica.
Secondo
Josef Gelmi, un sacerdote di Bressanone, noto studioso dei papi, «questa
procedura rappresentò per il vescovo di Roma una dipendenza dall'imperatore
gravida di conseguenze; d'altro canto però Ottone I, strappando l'elezione
papale alle rozze mani della nobiltà [Tuscolani e Crescenzi, NdR], compì un
grande favore alla Chiesa stessa.»
Gelmi
però anticipa un po' troppo i tempi. In realtà Teofilatti e Crescenzi si
ostinarono a considerare l'elezione papale "cosa nostra", e se
durante il regno di Ottone I mantennero
un più basso profilo, alla sua morte rialzarono la cresta e pretesero
l'annullamento del
Privilegium
Othonis.
Comunque,
appena Ottone I si allontanò da Roma, Giovanni XII si rimangiò il giuramento di
fedeltà che - sosteneva - gli era stato estorto obtorto collo, e prese a
tramare contro l'imperatore per liberarsi dalla sua soffocante
"protezione".
Ottone
convocò immediatamente un sinodo, durante il quale vescovi e prelati di ogni
ordine e grado rovesciarono accuse tremende contro il papa. Al sinodo
partecipava anche Liutprando, che così ne riferisce in "Gesta
Othonis":
10.
Quando costoro sedettero e tennero sommo silenzio, così incominciò il santo
imperatore: «Quanto sarebbe bello che il papa Giovanni partecipasse ad un così
illustre e santo concilio! Ma perché abbia declinato così gran consesso,
consultiamo voi, o santi padri, che avete comune con lui la vita e gli affari».
Allora
i vescovi romani ed i cardinali preti e diaconi con tutta la plebe dissero: «Ci
meravigliamo che la santissima prudenza vostra voglia domandare a noi ciò che
non è ignoto a Iberici, Babilonesi e Indiani. Non è già costui di quelli che
vengono travestiti da agnelli, ma dentro sono lupi rapaci; questi incrudelisce
apertamente, così pubblicamente tratta i suoi affari diabolici, che non si
serve di vie traverse».
L'imperatore
rispose: «Ci sembra giusto che le accuse siano espresse capo per capo, poi si
tratti in comune consiglio che cosa dobbiamo fare». Allora alzandosi Pietro
cardinale prete attestò di averlo visto celebrar messa senza fare la comunione.
Giovanni vescovo di Narni e Giovanni cardinale diacono dissero di averlo visto
ordinare un diacono in una scuderia fuori del tempo canonico.
Benedetto
cardinale diacono, con gli altri diaconi e preti, dissero di sapere che faceva
le ordinazioni dei vescovi dietro somme di denaro e che aveva ordinato vescovo
un fanciullo di dieci anni nella città di Todi.
Circa
i sacrilegi dissero che non era necessario far domande, perché ne avremmo
potuto saper di più vedendo che ascoltando. Circa gli adulterii, dissero di non
aver visto con gli occhi, ma di sapere con assoluta certezza, che aveva abusato
della vedova di Rainerio, di Stefania concubina del padre, di Anna vedova con
sua nipote, ed aveva trasformato il sacro palazzo in un lupanare e postribolo.
Dissero che aveva praticato pubblicamente la caccia, aveva privato degli occhi
Benedetto suo padre spirituale, che ne era morto; aveva ucciso, dopo averlo evirato,
Giovanni cardinale suddiacono; testimoniarono che aveva fatto incendi, aveva
cinto spada e indossato corazza ed elmo.
Tutti,
sia chierici che laici, gridarono che aveva brindato alla salute del diavolo,.
Al gioco dei dadi dissero che che aveva invocato l'aiuto di Giove, Venere ed
altri demoni. Dissero che non celebrava il mattutino né le ore canoniche, e che
non si faceva il segno della croce.
Le
parole riferite da Liuprando possono essere farina del suo sacco, oppure
riprodurre fedelmente le accuse mosse da altri, ma resta sempre il dubbio che
si volesse compiacere l'imperatore, ben deciso a deporre il papa spergiuro,
fornendogli mille pretesti per ritenerlo indegno della sua carica. Come dicevo
più sopra, i resoconti di Liutprando colpiscono la fantasia: e non solo dei
suoi contemporanei, ma anche degli anticlericali di oggi, che non sono
minimamente sfiorati dal dubbio che le accuse possano essere quantomeno
esagerate :-)
Fatto
sta che Giovanni XII, fuori Roma, si guardò bene dal rispondere alle lettere di
Ottone, che lo invitava a presentarsi al sinodo per discolparsi. Evidentemente
conosceva bene la prassi: tortura, confessione, e infine la morte in qualche
segreta di Castel Sant'Angelo.
Così,
il 4 dicembre 963, il nipote di Marozia (apparentemente degno di tanta nonna!)
fu deposto per volere imperiale e sostituito da Leone VIII.
Costui
era un laico fino al giorno prima, e si fece impartire in un solo giorno tutte
le consacrazioni del caso. Tanto per capire come andavano le cose al
Sant'Uffizio, a quei tempi...
I
Romani sembrarono non accettare queste imposizioni da un monarca straniero, e
in gennaio scoppiò una sommossa che Ottone soffocò nel sangue. Ma, appena
ripartito Ottone, Giovanni XII rientrò a Roma (marzo 964), e forte
dell'appoggio dei fedeli alla casata tuscolana, depose a sua volta il nuovo
papa, costringendolo a fuggire e a mettersi sotto la protezione
dell'imperatore. Andò meno bene ad altri "congiurati" che avevano
partecipato al sinodo: chi assassinato, chi evirato, chi trascinato per le vie
di Roma da una pariglia di cavalli.
Le
vendette erano vendette, allora, mica uno scherzo...
Ottone
ricevette Leone, che gli riferì gli avvenimenti romani, e decise di ritornare
subito all'Urbe per reinsediarvi con la forza il suo protetto. La sorte di
Giovanni XII non sarebbe stata tanto piacevole, si può ben immaginare, ma il
giovane papa (25 anni!) morì nel suo letto di morte naturale, presumibilmente
per un ictus cerebrale.
Ma
il solito Liutprando così la racconta:
20.
Il santo imperatore dunque, mal sopportando così grande smacco, sia per la
cacciata del papa Leone, sia per Giovanni cardinale diacono e Azzone
scriniario, dei quali l'uno il deposto Giovanni aveva mutilato della mano
destra, l'altro aveva mutilato della lingua, di due dita e del naso, rimesso in
ordine l'esercito, si dispose a ritornare a Roma.
Tuttavia,
prima che le truppe del santo imperatore fossero riunite, il Signore volle
render noto a tutti i secoli quanto giustamente papa Giovanni fosse stato
ripudiato dai suoi vescovi e da tutto il popolo, e quanto ingiustamente poco
dopo fosse stato riaccolto; egli infatti, una notte fuori Roma, mentre sí
sollazzava con la moglie di un tale, fu colpito alle tempia dal diavolo con tal
forza che, nello spazio di otto giorni, morì per quella stessa ferita [14
maggio 964].
Ma
non ricevette il viatico dell'eucaristia, proprio per stimolo di colui che
l'aveva colpito, come ho spesso udito sotto giuramento dai suoi parenti e
familiari, che erano presenti.
Quanto
di vero ci sarà nel ritratto che Liutprando ci dà di questo Ottaviano, figlio
di Alberico, nipote di Marozia, pronipote della meretrice Teodora? Non si sa,
ma il suo comportamento non si discosta molto da quello di altri papi
dell'epoca, meno chiacchierati. Lo sono di meno, perché una penna illustre come
Liutprando non si è occupato di loro, naturalmente :-)
Ma
basta vedere cosa hanno combinato i successori di tanto pontefice, per
convincersi che Giovanni XII non era una mela marcia in un cesto di mele sane,
ma era proprio un papa del suo tempo...
-
Benedetto V fu eletto dai patrizi romani come successore di Giovanni XII, ma fu
deposto un mese dopo da Ottone, nel frattempo tornato a Roma per
reintegrare Leone VIII nelle funzioni papali. Ma questi morì un anno dopo, nel 965, senza
azioni degni di nota. Benedetto V fu invece tradotto prigioniero ad Amburgo,
dove morì nel 966.
-
Giovanni XIII fu eletto col consenso dei legati dell'imperatore (uno di questi
era proprio Liutprando!) ai quali sembrava forse solo una coincidenza che il
nuovo papa fosse figlio di Giovanni Crescenzio e di Teodora, la sorella di
Marozia...
I
sostenitori dei Teofilatti organizzarono allora una sommossa, che parve
riuscire: il papa fu malmenato e imprigionato, ma ancora una volta accorse
Ottone che consentì a Giovanni XIII le vendette più abbiette: ad esempio il
praefectus urbis Pietro, accusato di non aver stroncato con sufficiente
decisione la sommossa, fu appeso per i capelli alla statua equestre di
Marc'Aurelio, quindi posto a cavallo di un asino e condotto per le vie della
città tra le beffe degli astanti.
Forte
del potere riconosciutogli da Ottone, Giovanni XIII favorì smaccatamente i
Crescenzi, che per la prima volta superarono i Teofilatti come primo
"partito" di Roma.
-
Benedetto VI subentrò al papa dei Crescenzi nel gennaio 973, ma poiché non
pareva disposto a continuare la politica nepotistica del suo predecessore, i
Crescenzi, una volta appresa la notizia della morte di Ottone il Grande,
fomentarono una rivolta che si concluse con la deposizione del papa
"ottoniano" e l'elezione di Bonifacio VII. Per ordine di
quest'ultimo, Benedetto VI fu strangolato in una segrata di Castel Sant'Angelo.
-
Bonifacio VII, scrive Josef Gelmi, "è stato descritto dai suoi stessi
contemporanei come un mostro". Il che è tutto dire, visti i precedenti...
Il
capo della rivolta era Crescenzio, un altro figlio di Teodora e Giovanni
Crescenzio, che non avendo sottomano un parente cui imporre la tiara papale,
impose un suo fido diacono francone col nome di Bonifacio VII. Ma già nell'ottobre
del 974 questi dovette fuggire,
all'avvicinarsi
di Ottone II e del suo esercito. Il nuovo Re di Germania sembrava della stessa
pasta del precedente, meglio non rischiare... Così Bonifacio si imbarcò per
Costantinopoli, *portandosi appresso tutto il tesoro della Chiesa*. Ma
ritornerà, più malvagio di prima, alla morte di Ottone II.
-
Benedetto VII fu eletto per volere del giovane successore del grande Ottone, e
il suo pontificato fu tranquillo e senza problemi. I Romani temevano ormai
Ottone II quanto il primo, e perciò se ne stettero in ombra ad aspettare...
-
Giovanni XVI, che rilevò la carica papale nel dicembre 983, ebbe invece la
malasorte di accedere al soglio appena dopo la morte di Ottone II:
ringalluzzito dalla notizia, Bonifacio VII rientrò da Costantinopoli, depose il
papa e fece uccidere anche questo nel solito modo: con un cuscino premuto in
faccia, mentre il poveretto dormiva nella sua cella di Castel Sant'Angelo.
-
Bonifacio VII, ancora lui. Ripresa la tiara, che a suo dire gli era stata
usurpata, regnò un anno prima di essere a sua volta assassinato da una congiura
di palazzo. Il suo cadavere venne trascinato per le vie di Roma e gettato ai
piedi della solita statua di Marc'Aurelio; infine la folla ne fece scempio...
-
Giovanni XV, che era a sua volta figlio di un prete, fu fatto eleggere da
Giovanni Crescenzio, ultimo rampollo della casata. Giova ricordare che la
castità non era allora un obbligo imprescindibile, era solo una
"raccomandazione". Gli scandali sessuali, che tanto piacevano a
Liutprando, era causati non dalla pratica sessuale in sé, ma dal suo abuso
smodato, o "contro natura" (soprattutto per quanto riguarda
l'incesto, che allora non riguardava solo i consanguinei, ma anche i parenti
"acquisiti"). Comunque questo Giovanni XV, in luogo degli interessi
dei Crescenzi, prese a fare i suoi e quelli della sua famiglia, con uno
sfrontato nepotismo. Alla lunga dovette fuggire da Roma (996) a causa della
ormai tradizionale sommossa popolare (fomentata ovviamente da uno dei due "partiti"
dell'Urbe, o come in questo caso, da entrambi). Andò a chiedere aiuto a Ottone
III, che glielo promise, però il papa morì prima che la spedizione punitiva
fosse pronta.
-
Gregorio V fu imposto ai Romani da Ottone III, che la spedizione punitiva la
fece ugualmente. Si trattava del giovane (24 anni) Brunone di Carinzia, un suo
parente, che prontamente incoronò imperatore il giovanissimo erede della casa
Sassone. Ma, non appena questi se ne fu andato da Roma, il solito Crescenzio
depose Gregorio V e installò al suo posto il vescovo di Piacenza, col nome di
Giovanni XVI. Questo è tuttora considerato un'antipapa, non un papa legittimo
(prescindendo dalle qualità morali di ognuno...), però il numero XVI nella
serie dei Giovanni gli appartiene a pieno titolo, non essendo stato assegnato
ad altri.
Ottone
III allora ritornò a Roma, fece mutilare orribilmente l'antipapa, lo richiuse
in un convento, e, catturato Crescenzio, lo fece decapitare. Gli Ottoni
facevano sul serio, padre, figlio e nipote... E tuttavia Gregorio V,
reintegrato nelle proprie funzioni, sfidò più volte l'imperatore, sostenendo la
necessità di una Chiesa libera da soggezioni secolari. In particolare prese
posizione contro l'abate Gerberto di Aurillac, amico e consigliere di Ottone,
la cui influenza riteneva perniciosa. Ma il caparbio Brunone morì
improvvisamente nel 999, a soli 27 anni. Pura fatalità? Non lo sappiamo...
-
Silvestro II è il nome che assunse proprio Gerberto di Aurillac, fortemente
voluto da Ottone III sul trono di Pietro. Gerberto era uno straordinario
sapiente, ed era proprio questo il motivo del suo ascendente sul giovane ed
erudito Ottone (che fu educato dalla madre bizantina Teofano ed era molto
sensibile alla cultura). Però al popolino appariva piuttosto un mago, uno stregone,
insomma un emissario del Maligno. Su di lui circola questa leggenda:
L'elezione
di Silvestro II andava attribuita al diavolo, cui l'abate aveva donato in
cambio la propria anima. Una clausola del patto, si dice, prevedeva la nullità
del patto stesso se Gerberto non avesse mai fatto, in vita, un pellegrinaggio a
Gerusalemme. Il papa, che era
certo
di non volere recarsi in Terrasanta per alcun motivo, era convinto ormai di
aver gabbato il diavolo. Ma non aveva pensato che a Roma esisteva una basilica
che portava il nome della città santa, e costruita su terra portata dalla
Palestina da Sant'Elena. Il papa un giorno si recò nella chiesa di santa Croce
di Gerusalemme per celebrarvi una messa, e cadde nella rete del diavolo. Preso
dal rimorso, confessò la propria colpa al popolo e lo supplicò di non rendere
omaggio al suo misero corpo, dopo la sua dipartita dal mondo.
Quando
morì, apparvero dei cavalli misteriosi che trasportarono il suo cadavere in san
Giovanni in Laterano, dove trovò la sua ultima dimora. Il crepitio del suo
scheletro annuncia, ancora oggi, la morte del pontefice regnante...
Per
quante leggende si tramandino, la realtà è che nel 1002 l'ennesima rivolta
popolare cacciò da Roma papa e imperatore, e che quest'ultimo morì
improvvisamente (a 22 anni) prima di poter organizzare l'ennesima restaurazione
del potere imperiale sui riottosi Romani.
-
Giovanni XVII, ancora una creatura dei Crescenzi, regnò troppo poco (tre mesi,
nel 1003) per fare danno. Però la sua elezione sancì il ritorno al potere dei
patrizi romani, che ormai non dovevano più temere nulla dagli Ottoni, estintisi
con il Terzo. In Germania si stava svolgendo una sordida lotta per il potere
vacante, e i pretendenti avevano altro per la mente, piuttosto che le beghe
romane. La spuntò comunque ancora un candidato Sassone, Enrico II, ma per molti
anni ebbe troppe gatte da pelare per occuparsi di Roma.
-
Giovanni XVIII fu innalzato al soglio da Giovanni Crescenzio, in sostituzione
del papa precedente. Regnò fino al 1009, come zelante esecutore della volontà
del suo protettore, senza legare il proprio nome ad alcun misfatto particolare.
-
Sergio IV, che mantenne la carica fino al 1012, fu l'ultimo papa nominata da
Giovanni Crescenzio. Forse per essere degno di questo primato, la scelta cadde
su un ex ciabattino, conosciuto col nome di Pietro Bocca di porco. Tutto un
programma...
Comunque
anche questo non si macchiò di gravi crimini, limitandosi a fare il passacarte
per i Crescenzi.
-
Il pontificato di Benedetto VIII segna invece il ritorno al potere dei
tuscolani. Nel 1012 morì Giovanni Crescenzio, senza che la sua famiglia avesse
un "uomo forte" che ne prendesse il posto. I conti di Tuscolo
tornarono allora alla carica, e il loro uomo forte, Alberico III, pronipote del
secondo, assunse il dominio di Roma col titolo di *consul et dux*. La prima
cosa che fece fu di sbarazzarsi di "Bocca di porco" e nominare papa
un suo fratello minore, che di nome faceva Teofilatto come il fondatore della
dinastia.
I
Crescenzi tentarono di contrapporgli un antipapa di loro gradimento, Gregorio
(senza numero ordinale, stavolta), ma i tuscolani con molta furbizia convinsero
i rivali a rimettersi alla decisione del Re di Germania, che all'epoca era
Enrico II.
Questi
si espresse a favore di Teofilatto, e venne da lui ricompensato, nel 1014, con
l'incoronazione imperiale. Né Enrico II
(ultimo dei Sassoni), né il suo successore Corrado II (primo dei Salii)
intervenirono mai nelle questioni romane, e i Teofilatti la fecero da padroni
inconstrastati fino al 1044.
-
Giovanni XIX, nominato papa nel 1024, si chiamava Romano ed era il fratello
minore del precedente (e, ovviamente, anche del consul et dux Alberico III).
Come Leone VIII, Romano era un laico, e ricevette anch'egli tutte le
consacrazioni in un solo giorno. Chi dice che la burocrazia vaticana è campione
di lungaggini? ;-))
Nel
1027 incoronò imperatore Corrado II il Salico, venuto in pellegrinaggio a Roma
con la moglie Gisela, e per motivi che mi sono tuttora ancora oscuri, questo
fatto provocò le ire di Costantinopoli.
Da
allora in poi il nome nel papa non apparirà più nei libri liturgici bizantini,
annuncio del grande scisma d'Oriente che sarebbe maturato 27 anni dopo, sotto
il pontificato di Leone IX.
E
veniamo finalmente al topic, cioè BENEDETTO IX :-)
Nel
1032, quando morì anche suo fratello Romano (cioè Giovanni XIX), Alberico
consul et dux pensò bene di elevare al soglio il proprio figlio, che tanto per
cambiare si chiamava Teofilatto. Secondo la tradizione questo Teofilatto doveva
avere 11 o 12 anni, al momento dell'elezione, ma gli storici moderni sembrano
propensi a credere che fosse giovane sì, ma non così tanto. Non costava nulla
ad Alberico nominare qualche papa interlocutorio, in attesa di un'età decente
per il figlio. Fece così anche Marozia col suo, di figlio, che aveva circa una
ventina d'anni quando divenne papa. In tutti i casi, al nuovo papa, che si
chiamò Benedetto IX, fu imputata anche una condotta scandalosa, un supremo
disprezzo per la sacralità del suo Uffizio, e un'avidità di danaro senza
scrupolo alcuno. Tutte cose che, a ben guardare, potrebbero essere imputate
almeno alla metà dei papi fin qui esaminati...
In
un romanzo ambientato nella prima metà dell'XI secolo, com'è "Il trono
della bestia", è oltremodo facile addebitare a un Benedetto IX i (tanti)
vizi e le (poche) virtù dei papi di allora. Mi sembra che la sua figura
romanzata sia un mero simbolo, la sintesi di tutte le nefandezze forse non
provate ma *probabili*: sia in questo papa che negli altri, tutt'altro che
degni di essere chiamati "Santità"... Ma l'unico addebito specifico
che la storia muove a Benedetto IX è la simonia, la compravendita delle
cariche, che era prassi abbastanza normale a livelli più bassi, ma che mai
prima aveva interessato addirittura il pontificato stesso.
Ciò
però accadde nel 1044, cioè dodici anni dopo la sua elezione, quando morì
Alberico III e una rivolta capeggiata dai soliti Crescenzi lo detronizzò. La
famiglia rivale nel gennaio 1045 innalzò Silvestro III al posto di Benedetto
IX, costretto a fuggire da Roma. In aprile Benedetto riuscì a tornare
nell'Urbe, e stavolta toccò a Silvestro fuggire. Poco convinto di riuscire a
mantenere il potere, il papa tuscolano dichiarò di voler abdicare, a patto che
gli venisse rimborsata l'ingente somma che suo padre aveva dovuto spendere per
"pilotare" la sua elezione. Trovò un acquirente entusiasta nel pio
(?) sacerdote Giovanni Graziano dei Pierleoni, il cui patrimonio non era
sicuramente in grado di sostenere tale spesa. Ergo, qualcuno (ma non i
Crescenzi, che avevano già il loro uomo, Silvestro III) si offrì di finanziare
il prete perché evidentemente intendeva manovrarlo a proprio piacimento. Ma non
si sa chi...
Fatto
sta che il 1° maggio 1045 Benedetto IX annucniò pubblicamente la propria
rinuncia a favore di Graziano, e il 5 maggio costui fu incoronato papa col nome
di Gregorio VI.
Silvestro
III pretese naturalmente l'annullamento dello scandaloso mercimonio, ma si dice
che in realtà volesse a sua volta del danaro per rinunciare ai propri diritti.
La
Chiesa ne fu sconvolta. C'era chi considerava papa (nonostante tutto!)
Benedetto IX perché era inammissibile, e quindi nulla, la vendita della carica
papale; c'era chi riteneva papa legittimo Silvestro III, e infine c'era chi
considerava legale il passaggio di consegne tra Benedetto IX e Gregorio VI,
così per lui quest'ultimo era il papa legittimo.
L'imperatore
Enrico III non poté esimersi allora dall'intervenire. Scese in Italia, e
convocò un sinodo a Sutri, durante il quale dichiarò DEPOSTI tutti e tre i papi
e ne nominò un altro, Clemente II (Suitgerio di Morsleben).
Silvestro
III, al secolo Giovanni di Sabina, tornò a esercitare l'episcopato nella sua
Sabina. Il "pio" Giovanni Graziano, ex Gregorio VI, fu condotto
prigioniero a Colonia, accompagnato da un chierico sconosciuto chiamato
Ildebrando di Soana (che di lì a qualche anno farà parlare MOLTO di sè: era il
futuro Gregorio VII, uno dei più grandi papi della storia).
Quanto
a Teofilatto di Tuscolo, già Benedetto IX, apparentemente si ritirò nei suoi
possedimenti, rinunciando alla vita politica. Ma quando Clemente II l'anno
successivo morì, presumibilmente di veleno, corse voce che il delitto era stato
commissionato da Benedetto IX, perché nel 1048 questi si impadronì della santa
Sede, accampando diritti cui aveva in prima istanza rinunciato, e dei quali era
stato infine privato da un regolare sinodo. Le minacce di un Enrico III
esacerbato indussero il tuscolano a più miti consigli, e poco dopo giunse a
Roma, senza opposizione, il nuovo papa designato dall'imperatore, Damaso II. Il
quale, incoronato il 17 luglio, morì il 9 agosto mentre si trovava in
villeggiatura a Palestrina... Veleno, sentenziò il popolino. Benedetto IX è
l'artefice anche di questo delitto, fu il giudizio di tutti. Non importa che
Benedetto fosse morto il giorno stesso dell'incoronazione di Damaso, si
trattava certamente di una sua ultima volontà, prontamente eseguita, alla prima
occasione, da suoi zelanti partigiani...
Come
si sarà capito, la storia di questo periodo (uno dei più oscuri di tutto il
medioevo) è ancora ammantata di leggende, voci incontrollate, maligni libelli
pieni di livore. Difficile distinguere ciò che è vero da ciò che è verosimile.
Quello che più impressiona è il fatto che TUTTO QUESTO è perfettamente
verosimile, e non ci si debba stupire di nulla :-)
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Piero
F.