Alberico da Barbiano
di
Beatrice Micheluzzi
La
potente famiglia dei Conti di Cunio e di Barbiano vanta già origini molto
antiche, che risalgono al secolo XI
quando, attorno al 1344, nasce Alberico. Uomo di grande ambizione,
spirito ardente ed animo battagliero, si aggrega dapprima alla compagnia di
ventura di John Hawkwood (poi italianizzato in Giovanni Acuto), presso il quale
ha modo di apprendere il mestiere delle armi.
Più
tardi, e primo fra gli italiani, costituisce una propria compagnia di ventura composta
da 200 lance con la quale, al soldo del cardinale Roberto di Ginevra, partecipa
all’assedio e al sacco di Cesena.
Dopo questo triste episodio, che vede il
declino delle compagnie di ventura straniere in Italia, Alberico da Barbiano
entra in Lombardia e si mette al servizio dei Visconti.
Oltre
ad essere un soldato dotato di grande capacità organizzativa e strategica,
Alberico è anche un uomo lungimirante e di ampie vedute e dopo qualche tempo la
sua compagnia, chiamata “di S.Giorgio”, si distingue non solo perché dotata di
un’efficiente organizzazione militare, ma anche perché annovera tra le sue fila
solo ed esclusivamente italiani.
E
proprio nella sua compagnia che troveranno ingaggio e apprenderanno l’arte
della guerra condottieri che diverranno a loro volta famosi con nomi come Muzio
Attendolo, Jacopo dal Verme, Facino Cane e Braccio da Montone.
Tra le
sue idee innovative e di successo vi fu il potenziamento della cavalleria, sia
nella tattica offensiva che nell’armatura, con l’introduzione di protezioni
supplementari (visiere)per gli elmi dei cavalieri e di lastre di
metallo(gualdrappa metallica) sul corpo dei cavalli.
Restano
celebri le testiere metalliche applicate sul capo dei cavalli e dotate di un
lungo spuntone che, oltre a trasformare l’animale in una sorta di unicorno
“foris fabula” lo rendevano una temibile macchina da sfondamento delle linee
nemiche nel corso di una carica. Nella contesa che vede schierati uno contro
l’altro la regina Giovanna di Napoli, sostenitrice dell’antipapa Clemente VII e
papa Urbano VI, combattendo per quest’ultimo la compagnia di Alberico da
Barbiano si mette al servizio di Barnabò Visconti.Nel 1379, dopo aver ricevuto
dalle mani dello stesso papa Urbano VI
il vessillo benedetto, nei pressi di Roma sferra un’epica battaglia contro i
bretoni al servizio dell’antipapa e comandati da Bernardo della Sala, che
sconfigge provocando la fuga di Clemente VII e della sua corte ad Avignone.
Dopo
questa schiacciante vittoria, Alberico è osannato nel corso di una fastosa cerimonia
religiosa che si conclude a S.Pietro con la nomina a Cavaliere di Cristo dello
stesso Alberico. Sempre al servizio di papa Urbano VI, allo scopo di favorire
nella conquista del trono di Napoli Carlo di Durazzo (figlio del re
d’Ungheria), Alberico combatterà proprio contro colui dal quale apprese il
mestiere, Giovanni Acuto, sconfiggendolo.
Con il
nome di Carlo III, Carlo d’Ungheria viene incoronato in Roma e, dopo aver
definitivamente sconfitto Ottone di Brunswik (consorte della regina Giovanna),
i suoi ungari e la compagnia di Alberico pongono in assedio il castello dove
quest’ultima si è rifugiata, costringendola definitivamente alla resa.
Dopo questa ennesima vittoria, Alberico
ottiene la nomina di Gran Conestabile. Ma è una nomina che comunque non si
godrà in pace in quanto dovrà difendere Napoli sia da Luigi d’Angiò (al quale
il regno era stato promesso dalla regina Giovanna), sia dallo stesso papa
Urbano IV, a sua volta interessato al regno .
Nel
1392, presso Ascoli, Alberico subisce la sua prima sconfitta contro Luigi
d’Angiò ed è fatto prigioniero.
Sarà riscattato, per la somma di 3.000
fiorini, da Gian Galeazzo Visconti, che lo accoglie nella sua compagnia.
Alberico accetta ma deve promettere di non
combattere gli angioini per almeno dieci anni. Inizia una nuova serie di
battaglie e di vittorie per Alberico da Barbiano, detto il Grande, che lo
portano vincitore alle soglie di Mantova e poi a Casalecchio.Morto Gian
Galeazzo di peste, Alberico entra a far parte di un consiglio che affianca la reggente
vedova del Visconti, Caterina, nella conduzione del ducato assieme al
figlioletto Gian Maria. Nel Gennaio del 1403, dopo soli pochi mesi di
appartenenza al consiglio, Alberico volontariamente si dimette e lascia Milano.
Si rimette al servizio del regno di Napoli,
per il quale svolge importanti mediazioni diplomatiche. Muore nella primavera
del 1409, ma la sua fine non segna quella della sua stirpe, una stirpe che
continuerà attraverso i due figli, Manfredo e Ludovico, avuti dalla moglie
Beatrice da Polenta, sposata in giovane età. Ludovico fu nominato infatti conte
di Lugo e quando la famiglia lasciò la Romagna per la Lombardia, i da Barbiano
divennero feudatari di Belgioioso.
Nel 1514 Carlo da Barbiano abbinò il nome del
borgo al proprio cognome e sotto la dicitura “Barbiano-Belgioioso”, nel 1566,
la famiglia fu iscritta nel patriziato milanese, oltre che insignita del titolo
di “Grandi di Spagna”.
Bibliografia essenziale
I Capitani di Ventura – di Claudio Rendina
Storia d’Italia, vol.II, Il Medioevo -
Editore Nerbini,
Firenze.